Riparte dopo 6 anni la storica Transalpina: treni pronti a salire dalle Rive a Opicina

Una veduta aerea della stazione di Campo Marzio in un’immagine d’archivio

Domenica 1° marzo il giorno del ritorno in esercizio, la prossima settimana gli ultimi collaudi sui 14 chilometri da Campo Marzio al Carso

TRIESTE A distanza di 114 anni dall’inaugurazione, che nel luglio 1906 ebbe ospite d’onore l’arciduca Francesco Ferdinando, la ferrovia Transalpina non ha alcuna intenzione di disarmare, anzi, dopo alcuni anni di lavori costati 9 milioni di euro, è pronta a sentire sferragliare treni merci e passeggeri. Quando dell’opera si parlò l’ultima volta nell’agosto 2018, la previsione di fine lavori fissava l’appuntamento nel primo semestre 2019, quindi si registra uno slittamento di quasi un anno.



Comunque fonti di Rete ferroviaria italiana (Rfi gruppo Fs)) annunciano che domani domenica 1° marzo la tratta tra Trieste Campo Marzio e Villa Opicina tornerà in esercizio. Nel corso della prossima settimana le ultime corse-prova, a cura di Adriafer, verificheranno dal punto di vista tecnico la tenuta dell’intervento che ammoderna i 14 chilometri tra i 3 metri sul livello del mare (slm) di Campo Marzio “smistamento” e i 310 slm di Opicina.



L’utilizzo era stato sospeso nel giugno del 2014 a causa di alcuni cedimenti rilevati nelle gallerie. Rfi aveva allora deciso di un restyling radicale, tale da consentire al binario di accompagnare anche il traffico merci e non solo i trenini storici. Il rientro in attività della Campo Marzio-Opicina rappresenta, nella strategia territoriale delle Fs, un’alternativa che intende evitare ingorghi sulla Treste-Venezia da/per il Bivio di Aurisina: locomotori e convogli “leggeri” potranno arrampicarsi lungo la pendenza del 25 per mille. La riedizione della tratta è stata pensata soprattutto in funzione dei traffici portuali.



Ciò non esclude che tornino in onda i convogli d’epoca a scopo turistico. Sarà la Fondazione Fs, che sta provvedendo al recupero della stazione di Campo Marzio, a mettere a punto il cartellone: al momento non è dato sapere quando i “passeggeri” andranno a spasso nel Carso, poichè - secondo voci di Rfi - nel 2020 le iniziative si concentreranno sulla Gemona-Sacile.

Il viaggio mare/collina supera la galleria di San Giacomo, sfiora la stazione di Rozzol-Montebello, attraversa la galleria Revoltella, tocca la stazione di Guardiella, sale a Pischianzi e approda a Opicina. E’un segmento lungo 144 chilometri della Trieste-Jesenice, a sua volta una parte della Transalpina, che ai primi del Novecento venne realizzata come alternativa statale alla privata Südbahn.

Una volta fuori dal territorio nazionale, il percorso ferroviario attraversa l’Isonzo sul ponte di Salcano, corre lungo il traforo di Piedicolle, tocca San Daniele, Montespino, San Pietro prima di giungere a Nova Gorica. Una vita tormentata perchè la Transalpina era stata costruita interamente all’interno dell’Impero Asburgico, per cui, già dopo la Prima guerra, dovette affrontare la frammentazione della proprietà e dell’esercizio.

L’intervento si suddivide - spiegano le fonti di Rfi - in quattro tipologie di lavori: 2,1 milioni hanno finanziato l’armamento (rotaie, scambi, traversine, massicciata); 4 milioni hanno provveduto alla trazione elettrica con manutenzione straordinaria, rinforzi sui blocchi ammalorati, nuova linea di contatto a 440 mmq; 450.000 euro agli impianti di segnalazione per attivare il cosiddetto “blocco contassi” in sostituzione del blocco elettrico manuale; 2,4 milioni di investimenti edili sul consolidamento delle scarpate, la messa in sicurezza delle volte delle gallerie, il taglio della vegetazione, la pulizia delle canalette lungo la linea, la sistemazione dei manufatti.

Tutto a posto? Quasi. E’indubbio che il recupero della stazione di Campo Marzio e la riattivazione del binario siano belle operazioni sotto il duplice aspetto logistico e turistico. Però resta la perplessità sulle antiche stazioni lungo il tragitto. Soprattutto Rozzol-Montebello, oggi proprietà dell’imprenditore veneto Claudio De Carli, che l’aveva comprata da Fs a 2,5 milioni e che un anno e mezzo fa era disposto a ritornarla al proprietario pubblico per 800.000 euro. La graziosa stazione casca a pezzi nel degrado e nella sporcizia. Chissà cosa ne penserebbero i turisti in transito. —


 

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