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Cerno dopo l’addio al Pd va nel gruppo Misto

A sorpresa, dunque, dopo avere annunciato la scorsa settimana l’intenzione di aderire a Italia viva, il giornalista friulano per ora non aderisce al gruppo renziano

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Tommaso Cerno (lapresse)

ROMA Tommaso Cerno lascia il Pd e chiede di aderire al gruppo Misto del Senato. Lo ha confermato ieri la presidente dello stesso Misto Loredana De Petris. A sorpresa, dunque, dopo avere annunciato la scorsa settimana l’intenzione di aderire a Italia viva, il giornalista friulano (già direttore dell’Espresso e del Messaggero Veneto nonché condirettore di Repubblica) per ora non aderisce al gruppo renziano, che resta così a quota 17 senatori mentre i dem perdono comunque un parlamntare, scendendo a 35.. Cerno è stato eletto nel 2018 nelle liste dem con conquista del seggio in uno degli uninominali di Milano, ma era stato candidato anche come capolista in quota proporzionale in Friuli Venezia Giulia.

«Stimo Matteo e il mio dialogo è aperto con tutti. Ma il mio percorso non ha in questa fase bisogno di capi né di dottrine», ha detto ieri sera Cerno interpellato al telefono dall’Ansa, motivando la decisione di non essersi iscritto al gruppo di Italia Viva al Senato. L'ex esponente Dem ha ribadito di aver «sempre detto di uscire» dal gruppo del Pd; ma «non ha senso la sesta stella in forza centrista... Io credo davvero alla piazza che diventa seggio più di Di Maio e Grillo».

Appena una settimana fa l’addio di Cerno al Pd - scontato - era stato segnato da una polemica aspra con i dem. A “Un giorno da pecora” su Radio 2 «mi hanno chiesto il pizzo», aveva detto il senatore riferendosi alla cifra che non avrebbe mai versato al partito come quota contributo al Pd di Milano, dopo la sua elezione, e per la cui riscossione già da tempo il partito ha avviato un’azione legale. Parole che avevano scatenato reazioni nette di solidarietà al Pd milanese e critiche all’ormai ex dem. Infine Cerno si era scusato «per avere usato il termine pizzo in riferimento ai soldi richiesti per poter parlare in dissenso dal partito». —

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