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Sparito nel nulla il condannato per l'omicidio Polentarutti

Garimberti scomparso, chiuso il suo camper. L'avvocato Cechet assicura: «Si sveglia e va via». Le parti civili: «Si è giunti alla fine. È stata fatta giustizia»

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il camper dove alloggia Garimberti parcheggiato da tempo in via Grado a ridosso del centro commerciale La Vela 

TRIESTE. Il camper è parcheggiato in via Grado, a ridosso de La Vela. È chiuso, lui non c’è. L’avvocato Federico Cechet, anche questa settimana è tornato nella zona per verificare se fosse presente. Non c’era. Ma non ritiene che possa essersi allontanato. «Non ho elementi per pensare ad una scomparsa – ha spiegato –. Una quindicina di giorni fa era nel camper». Altre volte è capitato che fosse assente. Va in giro, si sveglia e se ne va».

Il 54enne monfalconese Roberto Garimberti, condannato dalla Corte d’Assiste di Trieste a 24 anni di reclusione per l’omicidio volontario, nonché la distruzione, soppressione e occultamento del cadavere di Ramon Polentarutti, rimane in libertà in questa fase di giudizio. Il difensore ha preannunciato impugnazione in Corte d’Assise d’Appello della sentenza, non prima di aver letto le motivazioni. La Corte ha diposto le provvisionali a favore delle parti civili.

Sono 180 mila euro complessivi. Va considerata anche la rifusione delle spese legali. Provvisionali immediatamente esecutive. Garimberti risulta nullatenente: «Per quanto mi è dato sapere – ha affermato l’avvocato Cechet – versa in stato di indigenza, nell’ambito del processo ha avuto diritto al gratuito patrocinio. Nè mi risulta che possegga beni o proprietà, neppure una pensione. Purtroppo questa è la situazione».

Sulla sentenza ha argomentato: «Attendo di conoscere le motivazioni. Rimaniamo un po’ sconcertati, prendiamo atto della condanna e faremo appello». Il legale quindi ha osservato: «Le conclusioni alle quali è giunta la Procura nella ricostruzione dei fatti rappresenta un’ipotesi possibile, ma vi sono altre ipotesi possibili. Serve qualche elemento in più». Il riferimento è alla perizia condotta dall’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo, che assieme alla relazione di Rosario Fico, esperto di Medicina legale veterinaria, per i pm Laura Collini e Andrea Maltomini hanno costituito i dati scientifici di riferimento.

«La prova scientifica non c’è stata in ordine ai frammenti ossei umani rinvenuti nel cortile di via Carducci. Le ritengo opinioni di uno scienziato. Garimberti è innocente fino a prova contraria, e l’onere della prova oltre ogni ragionevole dubbio spetta alla Procura. Le ipotesi alternative non sono state approfondite, le responsabilità investigative hanno evidenziato lacune che sono sotto gli occhi di tutti».

I famigliari di Ramon Polentarutti hanno visto la luce in fondo al tunnel. L’avvocato Alessandro Franco, che rappresenta Francesca Costantino e la figlia Maygane, ha argomentato: «L’elemento più importante è che finalmente si è giunti ad una verità sulla vicenda. I congiunti hanno avuto una risposta. Non c’è mai stato senso di vendetta, l’esigenza per le parti civili è stata quella della verità e della giustizia. Anche per la bambina che in futuro vorrà capire come e perché è morto suo padre».

Il legale ha aggiunto: «La pena è stata equilibrata riconoscendo la responsabilità per entrambi i reati. La Corte è stata attenta nel corso di un processo lungo e complesso. Così come la Procura di Gorizia, con i pubblici ministeri Collini e Maltomini, che ringrazio a nome delle mie assistite. Negli ultimi anni i due magistrati hanno eseguito un lavoro approfondito e completo. È stata data la massima importanza al caso, senza lesinare in sforzi e risorse. Un impegno che s’è rinnovato anche nel percorso processuale».

L’avvocato su tutto considera un aspetto: «Depezzare un cadavere è faticoso, umanamente rivoltante, e se non si è dotati di mezzi di trasporto, come accaduto in questa vicenda, si triplica il lavoro affrontando evidenti rischi. Che motivo ci sarebbe stato per arrivare a tanto se si fosse trattato di una morte naturale o accidentale? Lo è invece, e molto valido, quando c’è qualcosa da nascondere».

L’avvocata Ilaria Celledoni che ha sostenuto la figlia Angie e le quattro sorelle del 40enne, ha osservato: «Sono liete che si sia conclusa la vicenda processuale e che si sia fatta chiarezza sulla morte del congiunto. È stato un percorso lungo e doloroso, ma ritengo che la Corte abbia valutato correttamente le prove assunte nel corso del procedimento. Le mie assistite si riservano la vertenza civile di risarcimento dei danni e attendono di poter leggere le motivazioni alla sentenza per esteso».


 

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