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Svolta promossa dai sindacati: «Un vantaggio per i territori»

Peratoner (Aaroi-Emac): «Passo importante, il modello attuale non va bene» La Cgil: «Ora si renda possibile la telefonata diretta, senza tappe intermedie»

TRIESTE. La marcia indietro sul 118 piace ai sindacati, che sposano la linea del vicepresidente Riccardo Riccardi ma che preferirebbero perfino un più netto ritorno al passato, con l’auspicio del ripristino delle quattro centrali provinciali e la possibilità di chiamare direttamente il numero dell’emergenza sanitaria. . Il primo via libera arriva da Alberto Peratoner, presidente regionale dell’Aaroi-Emac, organizzazione di categoria dei medici di anestesia e rianimazione, ovvero i più interessati alla riforma dell’emergenza urgenza.

«Non esiste soluzione a tutti i problemi – premette Peratoner – e non c’è un modello vincente, ma quello attuale non va bene. Da una parte non funziona il doppio passaggio dal 112 al 118 e dall’altra la Sores gestisce in modo inadeguato un territorio piccolo ma non uniforme. Visto che la Regione non considera passi indietro sull’utilizzo del numero unico 112, passare a due centrali d’area vasta è un importante miglioramento».

Il medico sottolinea che lo sdoppiamento «fornirebbe una centrale di backup, visto che oggi i centralini alternativi sono situati sempre a Palmanova e nella sede triestina dell’Insiel: ma se c’è un terremoto il backup va organizzato in una località diversa da quella principale, mentre attivare le postazioni di Insiel richiede almeno mezz’ora».

Peratoner ne fa anche una questione di conoscenza del territorio: «Con due centrali avremmo personale formato alla gestione specifica di determinate aree geografiche. Oggi alla Sores non lavora nemmeno un infermiere triestino: la tecnologia aiuta ma finora ci sono state carenze su tablet, sistemi telefonici e informatici. Gli infermieri di Palmanova fanno inoltre pochissimi turni di ambulanza e lavorano in una struttura amministrativa come l’Azienda per il coordinamento della salute, mentre un domani le centrali potrebbero essere inserite nei dipartimenti di emergenza urgenza delle Aziende sanitarie».

A volere un pieno ritorno al passato è la Cgil, la cui responsabile regionale per la sanità Rossana Giacaz sottolinea che «tornare a quattro centrali sarebbe la cosa migliore ma non è possibile e allora una risposta territoriale è auspicabile, magari dando anche la possibilità di chiamare direttamente il 118. Oggi ci sono troppi passaggi quando si chiama il 112 e servono operatori che rispondano dal proprio territorio. Dicono che il 112 non si tocca, ma le direttive europee si rispettano solo quando si ha voglia. L’assessore Riccardi tiri però fuori i dati sul servizio, per mostrare quali sono le criticità». Più cauta la Cisl con Luciano Bordin: «Prima di entrare nel merito vorrei vedere la proposta, ma lo sdoppiamento va bene se serve a ridurre i tempi di intervento. Riccardi ci dica quante risorse metterà su questo importante capitolo».

La Fials di Fabio Pototschnig ha raccolto seimila firme per la riapertura della centrale triestina e il sindacalista è soddisfatto: «I cittadini chiedono la centrale triestina dopo esperienze non ottimali e auspichiamo che questa proposta sia quella scelta perché permette di gestire l’emergenza in modo più capillare. Chi lavora a Palmanova oggi gestisce l’emergenza da Sappada a Muggia. Con la centrale di Trieste si risolverebbe inoltre il problema della carenza di personale, perché circa il 40% delle chiamate arriva dall’area giuliana quindi si alleggerirebbe l’impegno della centrale di Palmanova». 

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