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Ferriera, l’avvio della “cassa” slitta al primo aprile e rallenta anche l'iter per l'area a caldo

Il rinvio, dal previsto 24 febbraio, imposto da tempi tecnici. Prorogati di un ulteriore mese i contratti dei 67 interinali

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TRIESTE. Viene posticipato al primo aprile l’avvio della cassa integrazione per 477 lavoratori della Ferriera di Servola, inizialmente previsto per il 24 febbraio. L’ha sancito la riunione avvenuta ieri fra sindacati e azienda, sotto l’egida della Regione. In teoria era la giornata in cui si sarebbe dovuto firmare l’accordo per la Cigs, ma la sottoscrizione è stata rimandata al 28 febbraio. È stata inoltre concordata una proroga di un altro mese per i contratti dei 67 lavoratori interinali.

L’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen è tra i registi del procedimento. Spiega: «La firma è stata rinviata al 28 febbraio perché lo impongono i tempi tecnici necessari a far partire la cassa integrazione al primo aprile. Restiamo in attesa di notizie da Roma sull’Accordo di programma». E forse proprio qui sta la necessità di un rinvio dell’intesa sulla cassa integrazione, cui si è aggiunta la volontà espressa ieri dall’azienda di continuare a far lavorare lo stabilimento per tutto il mese di marzo, facendo slittare evidentemente l’inizio dell’iter per lo spegnimento dell’area a caldo.

Secondo gli addetti ai lavori, il tavolo romano dovrebbe riunirsi in settimana per sbrogliare la matassa dell’Adp. Prima si deve però risolvere la trattativa sulla cessione dei terreni e anche ieri un nuovo incontro fra Autorità portuale e azienda si è concluso con un nulla di fatto. L’approvazione dell’Adp è vitale per l’avvio della cassa integrazione, perché senza di esso l’azienda sarebbe costretta a far domanda di ammortizzatori sociali per cessata attività e non per riorganizzazione, come previsto dalla trattativa in corso. A dirlo è stata l’azienda stessa, durante l’incontro.

Commenta il sindacalista Antonio Rodà (Uilm): «La firma si terrà il 28 ma durante l’incontro abbiamo discusso i termini della cassa integrazione. Durerà 24 mesi e sarà a rotazione, il più ampia possibile». Quanto alle 71 posizioni in eccedenza, le prospettive sono queste: «Sull’arco dei due anni l’azienda punta a pensionare 50 lavoratori. Per i rimanenti verranno prese in considerazione tre possibilità: dimissioni volontarie più incentivo, trasferimenti volontari in altri rami del gruppo, riqualificazione professionale. L’azienda qualifica l’operazione a “esuberi 0”, nel senso che non sono in programma licenziamenti collettivi».

Durante questo periodo il laminatoio continuerà a lavorare, a dispetto delle voci contrarie circolate in questi giorni: «L’azienda assicura che non ci saranno stop, neanche durante l’intervento sulla centrale elettrica, che al laminatoio è collegata». Dichiara il sindacalista Fiom Thomas Trost: «La cosa importante ora è che si arrivi alla firma dell’Adp, senza cui tutto il processo rischia di diventare ancor più delicato. Lunedì prossimo parteciperemo alla riunione del tavolo di coordinamento per la dismissione in Prefettura, in quella sede speriamo di avere notizie in proposito».

Quanto al futuro della struttura, questi sono per sommi capi gli investimenti che nel frattempo dovrebbero venir messi in campo: su un totale di 150 milioni, 90 andranno sull’area a freddo e 60 per la centrale elettrica, a questi si aggiungono altri 5 milioni di interventi per la banchina. Di queste cifre il 75% dovrebbe venire da fondi del gruppo Arvedi, mentre il restante 25% sarà pubblico. La spesa prevista per l’azienda per lo smantellamento e la messa in sicurezza dell’area a caldo è di 30 milioni.



 

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