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Lasciano il posto fisso e creano una startup di successo

Sebastiano Saccani e Daniele Panfilo hanno scommesso sull’Intelligenza Artificiale vincendo un premio europeo. Un team di Berkeley rileva l’esistenza di 351 nuovi batteri in 30 diversi ambienti

2 minuti di lettura

TRIESTE. Hanno scommesso su data science e intelligenza artificiale e hanno dato vita nel 2018 a Aindo la giovane startup della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) che sviluppa strumenti e metodi all'avanguardia dell'intelligenza artificiale e dell'apprendimento automatico.

I fondatori, entrambi data scientist, con conoscenze e competenze per condurre analisi sistematiche e sofisticate dei dati acquisite anche all’estero, sono Sebastiano Saccani 35 anni dottorato in fisica alla Sissa, originario di Parma, con vasta esperienza nella modellistica numerica e Daniele Panfilo, 31 anni, specializzazione all’Università di Maastricht e attualmente phd in Machine learning all’Università di Trieste.

I due giovani si sono incontrati nel Team di Data Scientist di Allianz Technology, accomunati da talento, caparbietà e entusiasmo per l’Intelligenza Artificiale hanno deciso di lasciare il posto fisso e provare l’avventura di creare la propria azienda. Il 70% delle aziende introdurrà almeno un tipo di Intelligenza artificiale entro il 2030 secondo l’European impacts of artificial intelligence.

La startup è stata una dei 16 vincitori dell’European Data Incubator (EDI), competizione per startup finanziata all’interno del programma Horizon 2020, aggiudicandosi un finanziamento europeo di 85.000 euro per lo sviluppo di un generatore di dataset sintetici basato su algoritmi di tipo generativo. Scopo del prodotto, che viene presentato oggi a Bilbao, è quello di facilitare lo scambio di dati tra aziende senza incorrere in problemi legati alla GDPR, acronimo per General data protection regulation, il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali entrato in vigore il 25 maggio 2018.

«Sempre di più le aziende - spiega Panfilo - sono consapevoli di poter acquisire vantaggi competitivi dai dati che per il momento, causa mancanza di capacità interne di machine learning e creazione di algoritmi, non sono sempre analizzati. Spesso dunque - prosegue Saccani - capita che questi dati vengano trasferiti ad aziende esterne che ne forniscono l'analisi. Tuttavia - continua - il passaggio dall’azienda che possiede il dato a terze parti pone diversi problemi legati alla privacy ed è necessario rendere anonimi le parti sensibili del dato e ciò in genere richiede molto tempo e anche un costo elevato».

I due data scientist sono riusciti a sfruttare algoritmi che fondamentalmente fanno una cosa molto semplice prendono il dato e ne creano una versione “sintetica” che mantiene le stesse proprietà statistico-matematiche ma le cui parte sensibili sono state rese invisibili. I dati sono riportabili a quelli originari senza violare privacy e possono essere utilizzati per allenare sistemi di machine learning o per allargare set di dati disponibili.

Una delle principali missioni di Aindo è quella di combinare l'esperienza aziendale con l'eccellenza accademica.

Commenta Saccani: «Ci siamo accorti che in generale il mercato in Italia è ancora indietro rispetto a queste tematiche ed è una delle ragioni per cui pensiamo sia una buona idea creare un’azienda di questo tipo. C’è tanto lavoro da fare e - conclude Panfilo - alle aziende non è ancora ben chiaro quali siano le potenzialità dell’intelligenza artificiale e si perdono occasioni importanti».

Da un lato la società fornisce servizi di consulenza in materia di intelligenza artificiale ad importanti players del panorama industriale italiano ed europeo come Chiesi farmaceutici. Dall’altro Aindo sviluppa prodotti e tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. L’azienda ha attualmente sede operativa nell’incubatore Innovation Factory di Area Science Park. —




 

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