I Paesi eredi della ex Jugoslavia litigano anche su Auschwitz

Nel mirino il Blocco 17 del campo di concentramento in Polonia dedicato finora ai prigionieri dell’ex repubblica titina. Slovenia e Croazia rivendicano il museo

ZAGABRIA. Che gli eredi fossero litigiosi lo sapevameo, ma che fossero pronti a litigare anche sul memoriale di Auschwitz è sicuramente un insulto alle vittime dell’Olocausto e della furia nazista. Gli eredi sono i sei Stati nati dalla “morte” di quella che fu la Jugoslavia di Tito. Il motivo del contendere è il Blocco 17 del campo di Auschwitz.

Alla fine dello scorso gennaio, la Polonia e l’Europa intera hanno commemorato il 75° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, a cui la Slovenia ha inviato una delegazione ufficiale, che comprendeva ex internati ed era guidata dal capo dello Stato Borut Pahor. Dal 2008, sulla targa commemorativa delle vittime c’è anche una scritta in sloveno, ma solo un anno più tardi è stata chiusa una mostra permanente in memoria degli ex detenuti dell'ex Regno di Jugoslavia.

Secondo i dati forniti dal gabinetto del capo dello Stato, 2.346 sloveni furono deportati ad Auschwitz, di cui oltre la metà morì. Tra i primi jugoslavi (circa 12.000 morti ad Auschwitz, con ebrei dalla provincia di Bačka la maggior parte), che arrivarono in un campo di concentramento nella Polonia meridionale, c'erano prigionieri sloveni. La mostra jugoslava, che è rimasta chiusa anche in occasione del 75° anniversario della liberazione del campo, si trovava nel blocco 17 nella sezione museale del campo di Auschwitz, che condivide con l'Austria.

Secondo il portale serbo Sputnik, la chiusura è dovuta al fatto che, dopo la dissoluzione dell'ex Jugoslavia, la Slovenia e la Croazia hanno deciso di allestire una loro mostra personale dedicata ai campi, decisione cui si sono opposti il Museo nazionale polacco Auschwitz-Birkenau, in quanto le vittime sono arrivati al campo di concentramento dal territorio dell'ex Regno di Jugoslavia e quindi la mostra dovrebbe rimanere unita.

Su iniziativa della Serbia, i rappresentanti delle ex repubbliche jugoslave hanno quindi deciso di dividere lo spazio e di allestire una nuova mostra permanente senza l'influenza dei moderni "fatti storici" che hann ridisegnato la geografia dell’ex Jugoslavia. Un'ulteriore complicazione però è sorta dalla parte austriaca, che non ha aspettato che le ex repubbliche jugoslave si accordassero, e l'anno scorso ha iniziato a rinnovare il Blocco 17 con un investimento stimato di sei milioni di euro. Anche i paesi dell'ex Jugoslavia dovrebbero contribuire con la loro quota. Il ministero della Cultura serbo stima che la ristrutturazione del Blocco 17 costerà loro circa un milione di euro. In attesa di ristrutturazione dell'edificio

Il ministero della Cultura sloveno ha spiegato alla Rtv Slovenija che «la ristrutturazione del Blocco 17 è un progetto di vecchia data e devono essere inclusi i lavori di restauro, poiché l'edificio è sotto la protezione dell'Unesco. I lavori sono iniziati alla fine del 2013. La Repubblica d'Austria finanzierà la ricostruzione dell'intero padiglione attraverso il Fondo nazionale per le vittime nazionalsocialiste, con un valore previsto di che varia da 1,2 a 2 milioni di euro.

L’importo è stato pagato in anticipo al Museo Auschwitz-Birkenau, la metà di questo importo, vale a dire fino a 1 milione di euro, dovrà essere versata dagli Stati successori dell'ex Jugoslavia per la ricostruzione. Il Museo Auschwitz-Birkenau dai Paesi eredi dell'ex Jugoslavia non ha finora richiesto colloqui sulla condivisione dei costi e non abbiamo ancora ricevuto le specifiche esatte dei costi dall'Austria». 

Tartellette di frolla ai ceci con kiwi, avocado e yogurt

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi