Il Cara di Gradisca è sguarnito: senza la Minerva rischia lo stop

L’azienda di Savogna sceglie di rifiutare la proroga: il servizio termina il 31 marzo. Verso il licenziamento i 40 addetti. Il prefetto rassicura: «Nuova gestione vicina»

GRADISCA Dopo cinque anni di gestione in regime di proroga, la coop isontina Minerva dice basta: dal 1° aprile non gestirà più il Cara di Gradisca. Troppo basso, secondo l’azienda con sede a Savogna, il numero di richiedenti asilo accolti nella struttura per rendere economicamente sostenibile il servizio. Uno scenario, quello comunicato dall’impresa isontina ai vertici della Prefettura, che ora tiene con il fiato sospeso circa 40 operatori, per i quali è pronta l’inevitabile lettera di licenziamento. «Il loro futuro sembra giunto a una drammatica svolta, se non a un punto di non ritorno – denuncia Michele Lampe, responsabile regionale di Uil Fpl –. E la politica ha le sue grosse responsabilità».

La notizia dell’indisponibilità di Minerva a una (ennesima) gestione temporanea del Cara – iniziata nel 2015 quando subentrò alla discussa gestione della trapanese Connecting People – secondo i sindacati «era nell’aria da tempo: il numero esiguo degli ospiti della struttura negli ultimi mesi – attualmente 113, a fronte di una capienza quasi doppia, senza dimenticare condizioni di emergenza che videro ospitate poco meno di 700 persone – e la mancanza di rassicurazioni da parte del committente hanno portato a questa conclusione». «Per tale motivo è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo delle oltre 40 unità di personale, molte delle quali in famiglie monoreddito – denuncia Lampe – L’incertezza sul futuro del Cara, le dichiarazioni di numerosi esponenti politici ed amministratori locali, sindaco di Gradisca in primis, che auspicano e premono per una rapida chiusura del cemtro richiedenti asilo, non fanno altro che gettare nello sconforto le famiglie dei lavoratori e aumentare l’incertezza sul loro già precario futuro occupazionale. Le logiche di partito, spesso a fini elettorali – attacca ancora Lampe – evidentemente non sembrano tenere in debita considerazione il destino degli operatori e delle loro famiglie: qualche voto in più o qualche nuova tessera valgono ben il sacrificio di qualche decina di posti di lavoro, o almeno è questo quello che traspare dalle dichiarazioni di qualche amministratore locale o ex amministratore regionale, nonostante le comunità da essi amministrate abbiano più volte espresso di non sentirsi affatto minacciate o preoccupate dalla presenza del Cara e dei suoi ospiti a Gradisca».


I sindacati hanno chiesto un incontro urgente agli assessori regionali Rosolen (Lavoro) e Roberti (Politiche dell’Immigrazione) nonché al prefetto di Gorizia, Marchesiello: in quest’ultimo caso il confronto è programmato per lunedi 24. All’orizzonte non si vedono soggetti pronti a subentrare a Minerva, né si comprende se si vada incontro a una sospensione dell’attività (temporanea o definitiva) a partire dal 1° aprile. Se l’appello dei lavoratori e di chi li rappresenta non dovesse essere ascoltato, verranno attivate le forme di mobilitazione più idonee alla salvaguardia dei diritti degli operatori e delle loro famiglie. Da noi contattato, il prefetto di Gorizia prospetta uno scenario di minore incertezza: «La gara d’appalto per la nuova gestione del Cara è in fase di definizione – afferma – e il nuovo soggetto aggiudicatario, che sarà reso noto a breve, sarà tenuto al rispetto della clausola sociale per la tutela dei posti di lavoro». —


 

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