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Viale in Porto vecchio dedicato agli infoibati

L’annuncio di Dipiazza che cita Pansa e attacca Fiume Sardos Albertini evoca il massacro di italiani, sloveni e croati

TRIESTE. Il viale principale all’interno del Porto vecchio di Trieste sarà dedicata ai martiri delle foibe e agli esuli istriani, fiumani e dalmati. Lo ha annunciato ieri il sindaco, Roberto Dipiazza, al termine del suo discorso ufficiale per il Giorno del Ricordo. A margine ha poi precisato che, per il suo significato simbolico, il viale in questione è sarà quello che passa davanti ai Magazzini 18 e 26: rispettivamente la sede storica e quella futura delle masserizie appartenute ai profughi.

Nel suo discorso Dipiazza ha esordito parlando «dell’Olocausto delle Foibe e la tragedia dell’Esodo». A questi temi, considerati «l’altra parte della Memoria», ha dedicato la maggior parte del suo lungo intervento, che ha visto l’evocazione di momenti chiave – tra cui la visita a Basovizza di Francesco Cossiga in veste di Presidente della Repubblica (1991) e l'inaugurazione del sacrario restaurato (2007) – nonché la condanna del negazionismo, «stadio supremo del genocidio». Tra le fonti citate dal primo cittadino appaiono Giampaolo Pansa, Simone Cristicchi e il film “Red land”.

Dopo aver rivendicato di aver «personalmente avviato un percorso di pacificazione», Dipiazza ha inoltre chiesto che «qualcuno, dall’altra parte del confine, venga su questo terreno sacro alla patria e si inginocchi per chiedere scusa». Poco prima aveva lanciato un’invettiva contro «la bellissima città di Rijeka, un tempo Fiume, oggi capitale della Cultura: non trovo nulla di culturalmente interessante ma vedo solo un’esplicita e ulteriore offesa alle vittime di Tito nel fatto che una grigia stella a cinque punte sorga nuovamente sul grattacielo che fu simbolo delle violenze contro l’umanità da parte del totalitarismo comunista».

Se il sindaco di Trieste ha rimarcato che gli infoibati furono assassinati «solo perché avevano la colpa di essere italiani», il presidente del Comitato per i martiri delle foibe, Paolo Sardos Albertini, ha sottolineato invece l’aspetto transnazionale del fenomeno: «La Chiesa ha indicato la strada, proclamando beati un sacerdote italiano, uno sloveno e uno croato, tutti e tre martiri dello stesso disegno criminoso: la violenza che ha accompagnato la rivoluzione comunista, cui si ascrivono i massacri di migliaia di italiani, sloveni e croati».

Per Sardos Albertini «proprio la matrice ideologica di questi eccidi ha fatto sì che per decenni fosse quasi impedito parlarne» e ora auspica che «questo sacrario diventi occasione comune per ricordare tutti coloro che furono martirizzati dal terrore comunista: italiani, sloveni e croati. Se al ricordo vorranno partecipare le autorità delle vicine Repubbliche, ben vengano: significherà più che una riconciliazione,

e cioè costruire assieme». Tra gli eletti in Friuli Venezia Giulia, infine, il vicepresidente della Camera Ettore Rosato (Italia Viva) si è espresso contro «tutti i negazionismi» e a difesa di «collaborazione e cooperazione». Per la deputata Sabrina de Carlo (M5s) «le vittime non devono avere colore politico» né «distinzioni di razza, credo o nazionalità». 

 

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