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A giudizio per violenza sessuale, ma gli imputati sono irreperibili

Rinviati i procedimenti, con il rinnovo delle notifiche, nei confronti di due bengalesi Il primo episodio è avvenuto in un appartamento, il secondo invece in via Plinio

MONFALCONE. Due quarantenni di origine bengalese sono a processo, accusati di violenza sessuale. Procedimenti distinti, gli episodi si erano verificati l’uno nel 2016, l’altro nel 2018. Vittime due donne di 28 e 52 anni. Davanti al Collegio giudicante presieduto da Fabrizia De Vincenzi, al Tribunale di Gorizia, erano previste entrambe le udienze filtro, a segnare l’avvio dei dibattimenti. Ma sono stati disposti i rinvii: gli imputati sono risultati «irreperibili». Il Collegio ha pertanto stabilito il rinnovo delle relative notifiche.

Era il mese di luglio 2016 quando la ventottenne era stata circuita dalle “attenzioni” sessuali del bengalese M.D., contesta la Procura, rappresentata dal pubblico ministero Andrea Maltomini. La donna all’epoca viveva assieme al suo compagno, sempre di origini asiatiche, in un appartamento in città. La coppia aveva subaffittato una stanza, nell’alloggio risiedevano altri inquilini che corrispondevano sempre la loro quota parte per le rispettive camere occupate al titolare del canone, loro connazionale.

Quella mattina di luglio uno dei conviventi bengalesi aveva “messo le mani addosso” alla ragazza, che si trovava in cucina. Le braccia dell’uomo a cingerle il corpo e i palpeggiamenti. Il quarantenne avrebbe approfittato della situazione, trovandosi nell’alloggio, anziché al lavoro, a causa di un infortunio. La ventottenne, come raccontato agli inquirenti, era riuscita a svincolarsi dalla presa del bengalese e, dopo un breve alterco, s’era infilata nella sua camera chiudendosi a chiave, per poi uscire dall’alloggio mezz’ora dopo. Insomma s’era ribellata trovando riparo nella propria stanza.

La ragazza e il quarantenne infortunato, peraltro, sembrava fossero soli nell’alloggio, in realtà c’era un altro coinquilino, che si trovava all’interno della sua camera. Nell’ambito delle sommarie informazioni testimoniali, il connazionale ha dichiarato di non aver avvertito quanto fosse accaduto, spiegando di aver appreso dell’aggressione sessuale successivamente dagli stessi connazionali. Nell’ambito dell’incidente probatorio la ragazza ha confermato il fatto.

Il difensore dell’imputato, avvocato Federico Cechet, ha invece parlato di «dichiarazioni contraddittorie circa una serie di aspetti rispetto a quanto aveva denunciato». Negli atti di indagine, stando al legale, l’imputato ha fornito un racconto diverso sostenendo che «si voleva far aiutare per eseguire un medicamento alla gamba infortunata». Sta di fatto che l’uomo ne dovrà rispondere davanti al Tribunale. La prossima udienza è fissata per il 2 aprile, in attesa del riscontro circa la rinnovata notifica.

Il secondo episodio risale al 18 agosto 2018. Il quarantenne asiatico A.J., allora residente a Ronchi dei Legionari, aveva incrociato una donna di 52 anni di nazionalità rumena. L’uomo stava camminando in via Plinio conducendo a mano la sua bicicletta. Che aveva lasciato cadere nel momento in cui aveva notato la donna. Tutto era stato rapido, considerando che repentinamente il bengalese, abbandonata la bici, si era avvicinato a lei costringendola a subire atti sessuali, per poi darsi alla fuga, contesta la Procura, sempre rappresentata dal pm Maltomini. All’aggressione ha assistito un testimone. La donna ha individuato il suo aggressore attraverso il riconoscimento fotografico. 

 

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