Petizione contro il regolamento degli asili di Trieste: «Eccessivo spazio alla religione cattolica»

Bambini in un asilo

Sotto tiro il principio del silenzio/assenso e la mancanza di attività alternative. Quasi 400 firme. Brandi respinge le critiche

TRIESTE Torna a far discutere il regolamento delle scuole dell’infanzia del Comune di Trieste, lo stesso finito sotto accusa nei mesi scorsi per l’introduzione del grembiulino obbligatori, del crocifisso in ogni aula e i paletti fissati per la presenza di alunni stranieri in classe. Questa volta i riflettori si sono accesi su un altro aspetto del “vademecum” approvato dal Consiglio comunale a fine 2018: la formula scelta per l’insegnamento della religione cattolica. Una formula contestata da una petizione firmata già da quasi 400 famiglie.



L’aspetto che i sottoscrittori contestano è la prevalenza data all’insegnamento della religione cattolica, al suo essere «principio fondante delle attività delle scuole dell'infanzia» e al principio del silenzio-assenso che scaturisce dalla lettura dell’articolo 5, una novità rispetto al regolamento precedente. Se n’è discusso anche in occasione dei lavori della quinta commissione consiliare, presieduta dalla consigliera Manuela Declich, che ha visto la presenza dell’assessore alla scuola, Angela Brandi, con la prima firmataria della petizione Rita Auriemma, nota archeologa. Invitata ad esporre i motivi che hanno spinto i promotori a portare avanti la petizione, Auriemma ha condannato quello che la stessa petizione definisce «un regolamento profondamente discriminatorio» e ha richiamato gli articoli 3 e 7 della Costituzione, il primo relativo alla pari dignità sociale di tutti i cittadini e il secondo che affronta i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, i patti lateranensi e la possibilità di modifica degli stessi senza alcun procedimento di revisione costituzionale.



Un argomento sensibile che ha, prevedibilmente, scaldato gli animi: i consiglieri di maggioranza, con il leghista Michele Claudio particolarmente nervoso, si sono schierati a difesa del regolamento e delle spiegazione date dall’assessore Brandi, quelli di opposizione, Sabrina Morena di Open Fvg e Giovanni Barbo del Pd in primis, che hanno sollevato più di una questione: «Non c’è stata data la possibilità di visionare i Piani dell'offerta formativa per vedere se sono state previste o meno per le famiglie delle attività alternative all’insegnamento della religione che, ricordo, non è più religione di Stato». Attività alternative che, per la verità, sembrano non esserci, almeno visionando il Piano dell’offerta formativa della scuola Pallini, dove appunto non è prevista nessuna.

La questione dell’insegnamento della religione ha tenuto banco per più di un’ora con la presidente Declich che ha cerca di far fronte alle accuse incrociate mosse dai consiglieri fino all’intervento di Brandi che difende l’impostazione dell’operazione scuole dell’infanzia.

«La frase “la religione cattolica è principio fondante delle attività delle scuole dell'infanzia” non è contenuto nel regolamento comunale, come erroneamente riportato nella petizione, ma nella delibera di giunta - ha sottolineato l’assessore all’Educazione -. In ogni caso non vi può essere prevalenza dell’insegnamento della religione cattolica rispetto a un’altra religione perché quella cattolica è l’unica religione che prevede l’insegnamento nelle scuole pubbliche italiane, quindi così come formulata la petizione presenta delle grossolane inesattezze». Ora la vexata quaestio passa in Consiglio comunale. —


 

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