Coronavirus, lo studente gradese ritorna in Italia: la Farnesina invia un volo militare

Niccolò Cicogna

L’annuncio dopo un vertice: l’aereo andrà a prendere Niccolò nelle prossime ore. Il giovane ai genitori: posso riposare meglio

GRADO Un velivolo della nostra Aeronautica militare - potrebbe essere un Falcon - volerà in Cina per prelevare lo studente gradese Niccolò Cicogna e riportarlo in Italia. Anche se dovesse far registrare nuovamente lo stato febbrile che - in base ai rigidi protocolli sanitari - gli ha impedito di imbarcarsi assieme ad altri connazionali una prima volta lunedì scorso e poi di nuovo l’altra sera, quando al termine di una lunga giornata di attesa e speranza il diciassettenne ha dovuto rientrare nell’albergo di Wuhan, la città epicentro dell’epidemia dove è bloccato ormai da giorni.

Il volo speciale è stato deciso ieri mattina in una riunione tenuta a Roma, presenti il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il ministro della Salute Roberto Speranza e il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli con l’Unità di Crisi della Farnesina. L’aereo «andrà a prendere Niccolò nelle prossime 24 ore», ha detto Di Maio a fine riunione. Una riunione che lo stesso ministro aveva annunciato ai genitori la sera precedente, quando aveva telefonato loro per assicurare «ogni sforzo» da parte della Farnesina con l’obiettivo di far rientrare il ragazzo.



Ieri mattina i genitori di Niccolò hanno saputo della decisione di inviare un aereo in Cina per Niccolò soltanto poco prima che l’annuncio fosse dato ai media. A Grado, una ventina di minuti prima, si era appena conclusa la messa domenicale nella chiesa di San Crisogono in Città Giardino: una messa in cui i fedeli avevano recitato un’Ave Maria proprio per il ragazzo. Era stato l’arciprete monsignor Michele Centomo a ricordare come tutta l’Isola sia vicina in questo momento ai genitori e ai nonni del giovane bloccato a Wuhan, e ad auspicare ovviamente che la situazione potesse sbloccarsi il prima possibile per permettere a genitori e familiari di riabbracciare il ragazzo, che dallo scorso agosto si trova in Cina per motivi di studio grazie all’attività di Intercultura.

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Per il suo anno di studio Niccolò era ospite di una famiglia che risiede lontano dall’area epicentro dell’epidemia, ma che per le vacanze del Capodanno cinese si era recata da parenti proprio a Wuhan, portando con sé anche il ragazzo. Lunedì scorso Niccolò era stato bloccato all’aeroporto per via di qualche linea di febbre, e l’altra sera – mentre altri connazionali si imbarcavano sull’aereo per rientrare in Europa - è accaduto lo stesso, malgrado per due volte i test effettuati abbiano escluso un contagio da coronavirus. E dunque non poteva trattarsi che di «febbre da stress», come l’ha definita il papà di Niccolò: l’altra mattina, poche ore prima di recarsi in aeroporto, il giovane infatti aveva una temperatura normale, salita all’improvviso - all’ultimo controllo prima di salire sulla scaletta dell’aereo - a 37,3.



Ma l’attesa, come ha annunciato Di Maio, sta per finire. «Sono contento – ha commentato Niccolò parlando via Skype con i genitori – ora posso riposarmi meglio. E non ho la febbre!». E se il termometro “tradisse” ancora una volta il giovane, nell’aereo che lo riporterà a casa a quanto pare potrebbe essere creato in via precauzionale uno spazio dedicato solo a lui. Al momento non è noto se si tratterà di un viaggio con un unico passeggero, o se sullo stesso aereo si imbarcheranno anche altri italiani ancora bloccati in Cina. Comunque «per noi nessuno deve rimanere indietro», ha commentato ieri Di Maio parlando di Niccolò: «I nostri connazionali hanno la massima priorità per il rientro in Italia e faremo tutto il possibile per assicurare la massima assistenza e vicinanza». Una volta rientrato in Italia, anche Niccolò - come tutti i connazionali rientrati da Wuhan - è atteso da un periodo di quarantena di 14 giorni. Comunque «ora ci sentiamo un po’ più tranquilli – hanno commentato ieri i genitori - ma fino a che l’aereo non sarà ripartito dalla Cina con Niccolò a bordo e sarà atterrato in Italia, non possiamo certo stare del tutto rilassati». —


 

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