Coronavirus, triestina torna dalla Cina: «Condomìni sigillati e posti di blocco: lì ora si vive in gabbia»

I controlli al Trieste Airport e Antonella Moretti

Il racconto della triestina Antonella Moretti rientrata in Italia da Suzhou. «Ovunque c’è qualcuno che ti misura la febbre» 

TRIESTE È rientrata in Italia la scorsa settimana Antonella Moretti, triestina, che vive da sette anni in Cina. Dopo aver effettuato tutti i controlli previsti è a casa, nel monfalconese, insieme ai suoi tre bimbi piccoli. La scelta di tornare è stata dettata dalle misure sempre più restrittive da rispettare, da un clima di preoccupazione, oltre alla chiusura delle scuole che i figli frequentano. Ma Antonella ha già prenotato un volo a fine febbraio, nella speranza che ci sia un miglioramento della situazione.

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L’allarme, a detta della donna, è molto più evidente fuori dai confini del Paese. La città in cui abita, Suzhou, è lontana da Wuhan, dove si segnala il maggior numero di casi, anche se la misurazione della temperatura corporea e altre disposizioni di sicurezza sono state adottate ormai da giorni anche lì. «Inizialmente non ho pensato di andarmene - spiega - poi le scuole sono state chiuse per le vacanze del Capodanno cinese, ora estese fino a fine febbraio. La prospettiva di restare bloccata in casa con tre bimbi, senza poter mai uscire, non è piacevole, in più cominciavano a circolare voci da parte di diverse compagnie aeree, sul fatto che non avrebbero più previsto voli in partenza. Questa sensazione di gabbia, a livello psicologico, spaventa. Razionalmente sapevo di essere al sicuro, anche perché le misure messe in campo in Cina funzionano molto bene, però irrazionalmente il rischio di non poter lasciare la città non mi faceva stare tranquilla, c’era un senso di incertezza sempre più marcato».



A sospendere le attività, peraltro, non sono state solo le scuole. «Anche nella città dove vivo hanno chiuso da qualche settimana gli uffici, in teoria dovevano riaprire in questi giorni, in realtà ancora non si sa quando torneranno operativi. Prima di partire muoversi era diventato più difficile. Sulle autostrade ad esempio - ricorda - c’erano posti di blocco che fermavano le auto, per la misurazione della febbre. E stavano aumentando sempre più. Nei grandi condomini, che in Cina sono tanti, hanno vietato l’ingresso ai non residenti, mentre agli inquilini stanno tuttora facendo le prove della temperatura, come mi racconta chi è rimasto».



Ma come sta vivendo la situazione chi è restato nel Paese? «Sono in costante contatto con tante persone - dice -, mantenere la calma è d’obbligo ed è importante per tutti avere informazioni corrette. La gente evita di dare retta alle re notizie dai toni sensazionalisti, che invece vedo si stanno diffondendo in Italia come in altre nazioni. Le notizie utili in Cina vengono considerate tali solo se arrivano da ospedali, medici o testate verificate, che forniscono online anche la traduzione per gli stranieri. L’unico problema reale al momento – sottolinea – è la mancanza di mascherine, scarseggiano un po’ ovunque e le sto acquistando qui per portarle con me al rientro, per darle ad amici che non le stanno trovando. C’è da dire che venivano già usate abitualmente ad esempio per le giornate di smog o se si soffre di un banale raffreddore, per non contagiare gli altri. Tutti le hanno in casa. E adesso non poterle più trovare in vendita crea una sensazione di preoccupazione diffusa».

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La triestina definisce il clima una sorta di “calma surreale”. «C’è più allarmismo sicuramente da noi. Chi è lì è relativamente tranquillo per quanto riguarda l’epidemia, a Suzhou ci sono attualmente 60 casi, su una popolazione di più di 10 milioni di persone, ma il peso psicologico si fa comunque sentire. Molti restano chiusi in casa e la vita non è più normale, come il fatto che ovunque ci siano test per il rilevamento della temperatura corporea».

Gli stessi che anche Antonella e la sua famiglia hanno passato per tornare in Italia. «Ci hanno esaminato con estrema attenzione in Cina, dove abbiamo anche compilato un modulo prima di partire, per indicare da quale zona provenivamo, visto che non era considerata a rischio. Abbiamo fatto scalo ad Amsterdam e comunque in aereo tutti indossavamo la mascherina». Il marito della donna si trova in Vietnam, e rimarrà in Asia, dove si sposta frequentemente per lavoro. Per lei, che fa la mamma a tempo pieno, il ritorno in Cina è previsto a fine febbraio. «Ma dovrò valutare naturalmente la situazione - anticipa -. Intanto i bimbi stanno seguendo la scuola online, mentre io mi informo sull’evolversi del virus. Quel che è certo - precisa - è che in Cina stanno facendo di tutto per contenerlo, e sono ottimista. Penso e spero che si risolverà tutto e che rientreremo alla nostra quotidianità». —


 

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