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Coronavirus, la mossa dei governatori della Lega: «Fuori gli scolari tornati dalla Cina»

Lettera inviata al ministro Speranza: «Famiglie preoccupate». Zingaretti: «Assurdo. E poi i voli sono stati sospesi»

2 minuti di lettura
Zaia, Fedriga e Fontana, presidenti di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia 

TRIESTE Il problema è che «di rientro dalla Cina» al momento non risultano bambini, né studenti, né docenti. Anche perché, come fa notare il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, «i voli dalla Cina sono stati sospesi». Eppure, per i governatori leghisti di quattro regioni del nord (Lombardia, Veneto, Friuli e la provincia autonoma di Trento), non basta. Le ansie «dei genitori dei bambini più piccoli», paiono essere più importanti di qualsiasi dato di fatto. Così, inevitabilmente, alle cinque della sera, scoppia la polemica politica.

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A dare fuoco alle polveri è il governatore del Veneto, Luca Zaia, che annuncia la bozza di una lettera da inviare al governo per chiedere che i bambini di qualsiasi nazionalità di ritorno dalla Cina vengano messi in quarantena. «Non c’è la volontà di ghettizzare nessuno – spiega il governatore del Veneto – ma invece di dare una risposta alle tante famiglie preoccupate che hanno i loro figli che nell’età dell’obbligo vanno a scuola».

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Ma c’era bisogno di una puntualizzazione del genere sui bambini e in generale gli studenti? «A me sembra una regola sanitaria minimale», spiega il governatore veneto ricordando che si tratta di una misura che «prendiamo anche per la meningite e per la tubercolosi».

Così, sebbene nessuno dei quattro presidenti cerchi esplicitamente di buttarla in politica, rimane il dubbio che la lettera sia stata scritta per rimarcare le distanze: tra il Nord e le misure del governo che secondo i presidenti leghisti, si legge tra le righe, sono ancora troppo blande. I governatori fanno infatti notare come la circolare diffusa dal ministero della Salute «fornisce indicazioni sulla gestione dei soggetti asintomatici che devono frequentare le comunità scolastiche, senza restrizioni». Come dire: troppo poco.

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Dunque, proseguono: «Con riferimento a tale previsione i genitori dei bambini che frequentano i servizi educativi per l’infanzia e le scuole primarie hanno comunque manifestato preoccupazione per le indicazioni dei comportamenti caratteristici nelle diverse fasce d’età». Il riferimento, forse (si può solo ipotizzare, in assenza di riferimenti precisi), è alla famosa chat di alcune mamme che si proponevano di chiedere alle scuole di allontanare i bambini cinesi per paura del contagio.

Alla fine, poco sembra cambiato dalle cronache di manzoniana memoria. Per i governatori «considerato che le conoscenze sul virus e sulla reale situazione epidemiologica sono limitate, ne consegue che le misure di contenimento sono le uniche misure preventive a nostra disposizione per cercare di limitare la diffusione del virus». E quindi gran finale: «Al fine di evitare che diverse interpretazioni della circolare in oggetto alimentino ansie particolari nei genitori dei bambini» si chiede d’integrare la stessa prevedendo «in via del tutto precauzionale» che per bambini e studenti «giunti in Italia dalle aree infette della Cina» si preveda un periodo di quattordici giorni prima del rientro a scuola.

«Sono solo ridicoli allarmismi», sintetizza ancora Zingaretti. «È una misura di buon senso», ribatte il governatore friulano Massimiliano Fedriga. «È un invito alla massima precauzione» chiosa il governatore della Lombardia Attilio Fontana. È la politica ai tempi del virus.–


 

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