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Il gradese bloccato a Wuhan non ha il coronavirus."Ma non può ancora rientrare" 

Niccolò Cicogna in una foto concessa dalla famiglia

NIccolò, studente di 17 anni, è stato fermato all’aeroporto perché febbricitante. La telefonata ai genitori: «Non preoccupatevi, sono seguito molto bene». In mattinata la conferna della Farnesina: non ha il coronavirus. L'assessore Riccardi: "Ci vorrà tempo prima che possa rientrare"

GRADO  Il diciassettenne di Grado rimasto a Wuhan non ha il coronavirus. Lo confermano fonti della Farnesina. Il giovane, che non era potuto partire perché con la febbre, era stato sottoposto al test per verificare l'eventuale contagio. 

«Il ragazzo aveva una sorta di influenza, non il coronavirus, ma adesso sta bene, tuttavia non può ancora rientrare, ci vorrà tempo» e dipenderà dalle autorità cinesi. Lo ha detto l'assessore alla Salute e vicegovernatore della Regione Friuli Venezia Giulia Riccardo Riccardi precisando che al momento «è la Farnesina ad essere in contatto con lui e con la famiglia, è ancora presto per capire quali siano i tempi per il rientro», ha aggiunto. Riccardi ha partecipato anche stamattina alla riunione del Comitato di emergenza nazionale con il ministro della Salute Roberto Speranza: «Sono state perfezionate misure di controllo in porti e aeroporti per verificare la temperatura delle persone. Un lavoro da fare in collaborazione con la Polizia», ha concluso.

Il giovane è rimasto bloccato prima di salire in aereo a Wuhan, da dove doveva partire assieme ad altri oltre 50 connazionali fatti rientrare in emergenza dall’unità di crisi della Farnesina, arrivati ieri a Roma e messi in quarantena. Gli hanno misurato la febbre, il termometro segnava 37,7 gradi ed è stato fermato in aeroporto per sospetta infezione da Coronavirus. Niccolò Cicogna, questo il nome del giovane, conosciuto da tutti a Grado ma anche nel liceo dove studia a Udine, il Sello, non aveva certo immaginato questo film e questo finale quando era partito per la Cina, lo scorso agosto, per frequentare un anno di studio all’estero come prevede il progetto di Intercultura.



È stato portato subito per controlli in un ospedale di Wuhan e poi trasferito in un appartamento dell’ambasciata, sotto controllo, curato da due signore italiane e da altro personale sanitario, «in costante contatto con l’ambasciata» come ha fatto sapere il capo dell’Unità di crisi della Farnesina, Stefano Verrecchia: ma anche con la sua famiglia a Grado. Quando ha potuto, ieri mattina, Niccolò ha subito telefonato loro - via Skype - per tranquillizzarli dopo una nottata che avevano trascorso insonne, in attesa di notizie più precise del figlio che non poteva rientrare: «Non preoccupatevi, sono seguito molto bene. Si vede che doveva andare così, che dovevo fermarmi ancora un po’», ha detto Niccolò. Ieri gli è stato fatto il test per verificare se si tratto di infezione da Coronavirus e l'esito è stato negativo Non si sa nulla ancora sulla data del possibile rientro.

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«Accusava solo un po’ di febbre, non sta male, ma è stato portato in ospedale a titolo precauzionale per i doverosi controlli» ha spiegato Verrecchia. Ma anche l’ufficio di Milano dell’Intercultura, che è in contatto con il ragazzo e la famiglia, getta acqua sul fuoco. «Abbiamo saputo che la febbre gli è già passata - spiegano da Milano - si è trattato forse solo di stress e stanchezza. In caso di febbre o alterazione però ci si deve attenere ai protocolli. Attendiamo solo il risultato del test, servono 24 ore».



Niccolò dopo aver vinto il progetto di Intercultura aveva trovato ospitalità in una famiglia cinese. «Stava trascorrendo il periodo per lo scambio scolastico in una zona a Nord distante da Wuhan - racconta la portavoce di Intercultura - ma in occasione del Capodanno cinese la famiglia che lo ospitava si è spostata a Wuhan per andare a trovare i parenti per i festeggiamenti. E nell’occasione hanno portato anche lui». Proprio in quei giorni che precedevano il Capodanno è scoppiata l’emergenza Coronavirus. Il programma Intercultura prevede un soggiorno di almeno 10 mesi all’estero: Niccolò avrebbe dovuto rientrare a giugno, ma a causa dell’emergenza sanitaria è stato invitato a rientrare come altri connazionali, almeno un’ottantina, che avrebbero potuto far ritorno. Solo una sessantina però ha deciso di tornare in Italia, in venti hanno deciso di rimanere. In Cina organizzare tutto è stato complesso, ha fatto sapere Verrecchia, anche perchè non tutti i connazionali erano in città. Niccolò era uno dei sessanta che è stato contattato e raggiunto, pronto a rientrare, ma è stato bloccato in Cina con la febbre per il sospetto di contagio. A Grado la notizia che il ragazzo è stato fermato in Cina si è diffusa in un battibaleno: è stato informato anche il sindaco, Dario Raugna. E tutta la comunità dell’Isola si è stretta, preoccupata, attorno alla famiglia che è molto conosciuta e che è stata inondata di telefonate. Tutti vogliono sapere come sta Niccolò, ma soprattutto quando potrà rientrare. —


 

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