Alberoni e Punta Barene soffocati dalla plastica

I volontari di Legambiente al lavoro per ripulire il litorale invaso da oggetti in plastica. Foto Katia Bonaventura

Gli 80 volontari di Legambiente hanno raccolto 150 sacchi di rifiuti tra cui una decina di boe di grandi dimensioni, una decina di copertoni e altro. Serve un’azione più radicale

MONFALCONE Circa 150 sacchi di rifiuti misti, una decina di boe di grandi dimensioni, una ventina di taniche per carburante e poi ancora sedie di plastica rotte, cassette di plastica e di polistirolo, pezzi di rete da recinzione, una decina di copertoni, alcuni completi di cerchioni.

È questa la mole di materiale che un’ottantina tra volontari di Legambiente e No Planet B e semplici cittadini ha trovato e raccolto ieri mattina in un tratto di litorale di circa 500 metri tra gli Alberoni, al Lido di Staranzano, e punta Barene, dove l’operazione di pulizia non è riuscita ad arrivare. Troppi i rifiuti, abbandonati dal mare, ma non solo, con cui i volontari si sono trovati a che fare aderendo alla pulizia straordinaria promossa da Legambiente Monfalcone in occasione della Giornata mondiale delle zone umide, nata per ricordare la firma nel 1971 della Convenzione di Ramsar che tutela ambienti naturali delicati e fondamentali per la biodiversità.



«Ora il Lido Staranzano sembra pulito rispetto a come si presentava fino a ieri mattina, anche in seguito alle mareggiate di inizio dicembre – spiega Michele Tonzar del Circolo Ignazio Zanutto di Legambiente –, anche se poi, scendendo verso la battigia, in mezzo alla legna spiaggiata e ai resti degli steli del canneto, si può osservare una miriade di frammenti di plastica e polistirolo» . Talmente piccoli da poter essere ingeriti dagli uccelli limicoli che non mancano lungo il litorale, a ridosso dell’area protetta dell’Isola della Cona. Immancabili anche i bastoncini in plastica dei cotton fioc e le retine, intere o a pezzi, utilizzate nell’allevamento dei mitili nel golfo di Trieste, non ancora sostituite da materiali biodegradabili, cui si sta comunque lavorando. A setacciare la fascia tra l’argine e il mare, in mezzo alle tamerici e agli arbusti che crescono nella zona, i volontari hanno comunque recuperato anche molto altro: dalle scarpe a un lungo pezzo di gomena.

Senza scordare le bottiglie di vetro, raccolte in numero tale da riempire 18 bidoncini per la carta, utilizzati per l’occasione per facilitare sul trasporto del materiale, l’unico che potrà essere inviato di fatto al riciclo. «Il resto è composto o da ingombranti, come le grandi boe che i volontari sono riusciti a trasportare dalla battigia alla zona di raccolta vicino agli Alberoni, o da plastica e alluminio troppo sporchi e degradati per essere recuperati», sottolinea Tonzar.

Lungo il tratto di litorale interessato dall’attività, svolta con il patrocinio del Comune di Staranzano, presente ieri mattina con l’assessore all’Ambiente Anrea Corà e il vicesindaco Flavio Pizzolato, è stato individuato anche un new jersey che, però, i volontari non sono riusciti a sollevare e portare via. Forse, però, lo sarà tra un paio di mesi, quando il litorale sarà interessato da una nuova operazione di pulizia, questa volta promossa dal Comune di Staranzano.

«Sì, abbiamo già programmato una nuova iniziativa per il 7 marzo, per intervenire nel tratto più vicino a Punta Barene», ha confermato l’assessore Corà. «Il dato positivo della giornata è rappresentato senz’altro dal numero di persone che ha aderito, oltre un’ottantina, e che ringraziamo – ha detto invece Tonzar, a conclusione della mattinata –, ma le condizioni del litorale dovrebbero fare riflettere e spingere a una sempre maggiore tutela dell’ambiente». —




 

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