Rapper al Sacrario finisce a processo

Il rapper Justin Owusu che aveva realizzato il video musicale sulla scalinata del Sacrario di Redipuglia

L’italo-ganese Justin Owusu e il “producer” Mattia Piras interpreti di un video musicale sui gradoni del monumento

RONCHI DEI LEGIONARI Non è il contenuto della canzone Csi, Chi sbaglia impara. Lo stesso pubblico ministero, Andrea Maltomini, non ha rilevato alcun elemento offensivo alla memoria dei Caduti. Ciò che porterà davanti al Tribunale di Gorizia, mercoledì, il rapper ventenne Justin Owusu, assieme a Mattia Antonio Piras, 21 anni, è il fatto di aver «ballato» sui gradoni del Sacrario di Redipuglia.

Era il 10 aprile 2017 quando il giovane italo-ganese aveva scelto il Monumento dedicato agli oltre 100 mila soldati sacrificatisi per la Patria durante il Primo Conflitto mondiale, per cantare il suo ultimo brano. Il video musicale era finito sul web, rimbalzando sui media.



Era stato allora che quella ripresa non era passata inosservata. Il sindaco di Fogliano Redipuglia all’epoca in carica, Antonio Calligaris, aveva provveduto a fare una segnalazione al responsabile del Sacrario militare. E il ministero della Difesa aveva quindi annunciato l’«identificazione dei responsabili da parte dei carabinieri» ed il «deferimento all’autorità giudiziaria». Con ciò per aver realizzato «senza alcuna autorizzazione» quel video «fortemente lesivo della sacralità del luogo».

Mercoledì, davanti al giudice monocratico Marcello Coppari, si aprirà il processo, con l’udienza filtro. In aula è prevista la presenza dei due imputati, affiancati dai legali difensori, del Foro di Udine, l’avvocato Monica Lauzzana, che rappresenta Justin Owsu, attualmente residente a Londra, e l’avvocato Daniele Vidal, che sostiene invece le ragioni di Piras, agli atti definito «producer» del video incriminato.

L’accusa è quella di violazione di sepolcro, disciplinato dall’articolo 407 del Codice penale, reato che prevede una pena da uno fino a 5 anni. Per questa tipologia di reato i termini di prescrizione sono fissati al 2023.

In particolare, la Procura contesta ai due udinesi il concorso morale e materiale, in assenza di qualsiasi autorizzazione, per aver realizzato e interpretato un video musicale che li ritraeva mentre erano intenti a ballare e cantare una canzone nell’area del Sacrario, sui gradoni dove sono sepolti i soldati caduti durante il Primo Conflitto. Al centro del procedimento è dunque il concetto di vilipendio, in ordine all’offesa lesiva di valori riconosciuti e protetti dalla legge dello Stato, che i difensori non mancheranno di scandagliare. Comprese le modalità dell’esibizione, l’aver ballato o «semplicemente camminato» sui gradoni del monumento militare.

Il caso allora aveva suscitato scalpore e polemiche. Il rapper Oswer s’era scusato nei confronti di quanti si erano sentiti offesi: «Il mio intento – aveva all’epoca spiegato – era quello di riprendere alcuni luoghi caratteristici del Friuli Venezia Giulia ed estrapolarne l’essenza facendoli conoscere oltre confine, senza irridere e offendere terzi».

Il video era rimasto in rete per sette mesi, rimanendo circoscritto al popolo online. Un video messo a disposizione dei navigatori come tanti altri. In una sola giornata aveva “catturato l’attenzione” di circa 7.200 visualizzazioni, il 29 novembre 2017, per azzerarsi il 30 novembre. Del rapper s’era poi occupata una rivista online. Il video era approdato sui mezzi di comunicazione. L’inizio della tempesta.—


 

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