Coronavirus, a Trieste nei locali orientali calo della clientela del 30%

Un ristorante cinese a Trieste

I riflessi dell’allarme e della psicosi anche su ristoranti e market che vendono alimentari della tradizione del Dragone. Corsa all’acquisto di mascherine: tutto esaurito in varie farmacie. Molti voli e viaggi annullati  

TRIESTE La psicosi da coronavirus colpisce anche i ristoranti cinesi. Meno 30% di clienti in alcuni locali orientali di Trieste, che però assicurano come non ci sia alcun rischio legato al cibo dei menù. Intanto le mascherine per il viso diventano sempre più introvabili nelle farmacie anche nel capoluogo Fvg e tanti hanno annullato voli e viaggi verso la Cina.



«Sicuramente le notizie di questi giorni stanno influenzando la gente – dicono dal ristorante Grande Shangai –, in particolare dall’ultima settimana abbiamo osservato un calo di clienti, di almeno il 30%». «Anche qui si notano meno presenze – spiegano dalla Grande Muraglia – ma pensiamo sia normale sentendo le informazioni che girano». Diminuzione di affluenza confermata, anche se non particolarmente marcata, in altri punti, come da Cina Express, ma c’è chi rassicura le persone: «Clienti in meno, si sta creando però un allarmismo che consideriamo inutile – sottolineano dal ristorante Cina Cina –. Da noi come in altri locali, gli importatori di cibo sono italiani e non c’è sicuramente alcun rischio. In Cina in questo momento c’è molta confusione, ma ribadisco che a Trieste e in Italia non ci sono problemi. Purtroppo tanta gente non lo capisce e si preoccupa».



Difficile capire invece l’andamento degli affari negli alimentari che vendono cibi e bevande “made in China”, come il market di via Ghega, sempre a Trieste, dove le specialità particolari, dal dolce al salato, sono tante. Passando accanto al negozio, negli ultimi giorni, il movimento di persone sembra scarso. E chi doveva partire per tornare in patria, per trovare i familiari o semplicemente per una vacanza stabilita già da tempo, ha rimandato la trasferta o ha rinunciato.

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«Alcuni amici – riferisce Qian Zhang, della comunità cinese locale – hanno spostato il viaggio che avevano programmato proprio in questo periodo, per festeggiare fuori il Capodanno cinese. Hanno deciso di rimanere qui. Io stesso ho posticipato un volo che avevo prenotato per i primi giorni di marzo. Per quanto riguarda i parenti che sentiamo, c’è abbastanza paura, da quello che ci raccontano dalla Cina molti evitano di frequentare luoghi pubblici o spazi dove c’è tanta gente. C’è comunque una grande preoccupazione, diffusa, anche se poi le cose cambiano a seconda della zona». E anche a Trieste ormai è quasi impossibile trovare le mascherine antivirus. Prese d’assalto le farmacie, spesso bersaglio anche di tante telefonate. «Tutte vendute», fanno sapere da quella di piazza della Borsa, così come da piazza Sant’Antonio dove «risultano esaurite – precisano – già da qualche giorno».



Situazione simile anche in periferia, dove le richieste sono continue. Molti non erano preparati a una domanda così elevata e i modelli presenti tra scaffali e magazzini sono stati subito piazzati. Continuano ad acquistarle principalmente persone che devono prendere un aereo o spostarsi tra aeroporti e stazioni all’estero, ma ormai pure altri cittadini cercano di accaparrarsi quelle adatte a proteggere le vie respiratorie, dopo aver saputo che il prodotto sta andando a ruba. Alcuni si sono affidati al web per comprarle preventivamente. Ma alcuni siti ricordano come molte mascherine, acquistate anche in Italia, siano prodotte proprio in Cina. —


 

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