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Diktat dei sindacati alla Colombin: fuori gli arretrati o sarà sciopero

I dipendenti aspettano la paga di dicembre, la tredicesima, gli scatti di anzianità, il premio-infortuni: domani la risposta

TRIESTE Fuori la paga del dicembre 2019, fuori la tredicesima 2019, focus sugli scatti di anzianità, sul premio per gli infortuni, sui versamenti del Tfr.

Se la nuova proprietà della Colombin, storica produttrice di tappi in sughero da anni scricchiolante, non fornirà risposte tangibili entro domani martedì 28, il giorno seguente, cioè mercoledì 29, i lavoratori dello stabilimento scenderanno in sciopero e picchetteranno il sito produttivo in via dei Cosulich.



I sindacati preferiscono non uscire ancora pubblicamente, ma non smentiscono le voci sulla mobilitazione, qualora domani i dipendenti non vedano i quattrini arretrati. Le sigle hanno optato, dal 2015 a oggi, per un profilo moderato, non aggressivo verso un’azienda che faticava a sortire da una condizione critica sia finanziariamente che commercialmente. Adesso, in presenza di un passaggio di proprietà avvenuto senza neppure avvisare le organizzazioni sindacali, l’atteggiamento è cambiato e così è partito il messaggio: chiarezza e concretezza su voci e istituti contrattuali.



I dipendenti sono, a dir poco, sconcertati. In dicembre sono stati chiamati uno per uno dall’azienda, allo scopo di sapere quanto volessero per dimettersi. La risposta alle loro richieste non è ancora arrivata ma in compenso è arrivata una nuova maggioranza azionaria, che - secondo quanto ha riferito il finanziere Salvatore Tuttolomondo - fa capo a Geco srl Roma, società a sua volta controllata da una certa Fingroup.

Ha rilevato il 60% della Colombin, mentre il 30% è rimasto all’ex proprietario il marocchino Rahhal Boulgoute e il 10% alla famiglia. È stato nominato un nuovo cda formato dal senatore forzista veneto Andrea Causin, dall’avvocato Pasquale Giordano, dal nuovo amministratore delegato Roberto Bergamo.

Tuttolomondo, già contestato presidente del Palermo calcio per una brevissima stagione, ha fissato due priorità, ristrutturare l’indebitamento - forse con il ricorso all’articolo 182 bis della Legge fallimentare - e ridurre l’organico, incentivando l’esodo del personale anagraficamente maturo. Tuttolomondo aveva parlato di un fatturato sceso a 12 milioni, di costi del personale pari a 3,5 milioni, di un indebitamento ammontante ad alcune decine di milioni (nonostante gli anni scorsi il precedente management avesse detto che i rapporti con le banche creditrici si stavano risolvendo)..

Al momento alla Colombin lavora un’ottantina di addetti, supportata da una Cassa integrazione straordinaria che, in attesa della conferma ministeriale, dovrebbe accompagnare le maestranze a rotazione fino al novembre di quest’anno. Poi, salvo novità normative, verrà meno ogni possibilità di ammortizzatore sociale. Già lo scorso anno, la Cigs venne acciuffata in extremis, tant’è che l’azienda aveva vagliato l’eventualità di trasformare i contratti in part-time.

È probabile che le ultime vicende societarie e le dichiarazioni in materia occupazionale abbiano convinto le organizzazioni sindacali ad alzare il tiro. Era stato inizialmente previsto di presentare già stamane l’ultimatum alla direzione aziendale, ma erano in calendario incontri con clienti e, vista la costante perdita di quote di mercato, si è ritenuto inopportuno peggiorare la precaria situazione.

Le difficoltà della Colombin datano diversi anni. Le alternative al sughero, i problema di approvvigionamento di materia prima, il costo finanziario dell’espansione internazionale tra le cause di una crisi che rischia di compromettere il futuro di 126 anni di vita aziendale. —


 

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