Morto al Cpr, il caso in Parlamento con interrogazioni e appelli: «Rischio di un Cucchi bis»

Oggi a Montecitorio conferenza stampa dell’ex radicale Magi e del presidente Ics Schiavone. Il dem Raciti accende i riflettori sulla pericolosità dei centri per rimpatri. Attesa per l’autopsia  

TRIESTE Approda a Roma il caso della morte di Vakhtang Enukidze, recluso per quasi un mese al Cpr di Gradisca. E lo fa in due modi. Innanzitutto con un conferenza stampa alla Camera, organizzata oggi alle 14. 30 dal deputato Riccardo Magi (+Europa), che ha effettuato due visite ispettive nella struttura, raccogliendo delle testimonianze dei migranti, e da Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell'Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Isgi), che ha seguito la vicenda fin dall’inizio. «C’è il rischio di un nuovo caso Cucchi», avvertono. E per questo hanno deciso di rendere noto alla stampa «gli elementi raccolti nel corso delle ultime ore su un caso su cui va fatta con urgenza piena luce poiché presenta aspetti molto più controversi rispetto a quanto inizialmente veicolato dalle dichiarazioni ufficiali».



Ma la vicenda è finita in Parlamento anche grazie a un’interrogazione del deputato Pd Fausto Raciti, che spiega: «Dopo le denunce delle associazioni in merito ai fatti di cronaca che hanno riguardato la morte di un altro migrante, Mekni Aymen, deceduto al Cpr di Caltanissetta (il 12 gennaio scorso, ndr) e quella di Vakhtang, un migrante georgiano di 37 anni ospite del Cpr di Gradisca e deceduto all’ospedale di Gorizia, ho presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere che vengano assunte iniziative al fine di verificare le reali condizioni di vita all’interno dei Centri per i rimpatri, per verificare se vi siano violazioni dei diritti umani, per riformare la normativa di questi centri alla luce di quanto sta emergendo. I decreti sicurezza - conclude - non hanno fatto danni solo per mare. Li stanno facendo anche per terra. Togliendo dignità alle persone, togliendo onore ad un paese democratico».

Intanto oggi è anche il giorno in cui il medico legale Carlo Moreschi eseguirà nel capoluogo isontino l’autopsia sul corpo di Vakhtang Enukidze. È stata la Procura goriziana, che dopo il decesso ha aperto un fascicolo per omicidio volontario a carico di ignoti, ad affidare l’incarico al professionista di Udine noto per aver svolto in passato perizie per casi come quelli di Eluana Englaro, Nadia Orlando e Davide Astori. Bisognerà attendere una sessantina di giorni prima di ottenere gli esiti, che certamente potranno fornire elementi decisivi e importanti sulle cause della morte del 37enne georgiano.



Finora infatti restano estremamente contraddittorie e frammentarie le testimonianze e le dichiarazioni arrivate da più parti riguardanti le possibili cause del decesso. E resta incerta anche la dinamica degli ultimi giorni. Vakhtang Enukidze è morto a causa della rissa avvenuta martedì 14 gennaio con un altro straniero, pare egiziano, recluso nel l’interno del Cpr? O è stato una seconda aggressione che, secondo fonti sanitarie avrebbe avuto luogo sabato mattina, a provocare la morte? Quest’ultimo episodio però è stato categoricamente smentito dai vertici della Questura di Gorizia, che hanno anche negato possibili correlazioni tra l’azione di forza perpetrata nei confronti del migrante da parte degli agenti intervenuti per sedare la rissa martedì , e il decesso di sabato. I punti interrogativi però non si fermano qui. Come mai per esempio nella sua stanza non c’era nemmeno una telecamera di videosorveglianza, quando nella struttura ce ne sono addirittura 200? Domande che potranno trovare una risposta solo a indagini concluse. —

B.M.

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