Rissa all’interno del Cpr di Gradisca: muore un migrante georgiano

La polizia all'esterno del Cpr di Gradisca

Il decesso ieri in ospedale a distanza di quattro giorni dall’aggressione costata gravi ferite al giovane. Aperta un’inchiesta

GRADISCA Un georgiano di 38 anni (e non 20 come riferito in un primo momento), detenuto al Cpr di Gradisca, è deceduto nel primo pomeriggio di ieri all’ospedale di Gorizia. Lo straniero, Vakhtang Enukidze, era stato ricoverato dopo essersi sentito male nella sua camerata - la «stanza 3, zona rossa» - a distanza di pochi giorni da un episodio di violenza nel centro in cui era rimasto seriamente ferito. Episodio sul quale dovrà fare chiarezza l’inchiesta aperta dalla magistratura. Esistono infatti al momento ricostruzioni contrastanti. C’è chi parla di una rissa. Chi di una protesta interna poi degenerata. Chi, ancora, ipotizza il coinvolgimento degli agenti.



Quel che è certo è che martedì scorso Vakhtang Enukidze è stato ferito all’interno del Cpr in circostanze assolutamente poco chiare. Ma evidentemente gravi. Secondo Ics e Rete “No Cpr” l'uomo sarebbe  deceduto in seguito a un pestaggio. Il prefetto di Gorizia Massimo Marchesiello nega invece con decisione l’ipotesi che le forze di polizia possano aver avuto un ruolo nella drammatica fine del trentottenne.



Resta il fatto che nella struttura di Gradisca, aperta da poco più di un mese, la tensione in questa ultima settimana è stata altissima. Sommosse. Episodi di autolesionismo. Un tentato suicidio. In un video diffuso ieri in rete si vedono i migranti davanti ai poliziotti in tenuta anti sommossa. Lo stesso georgiano era stato protagonista di una fuga domenica scorsa. E appena 48 ore dopo, è stato coinvolto nel grave episodio di violenza scoppiato dentro all’ex caserma Polonio.



In seguito a quell’episodio, riferiscono fonti istituzionali, l’uomo, che proveniva dal centro per migranti di Bari recentemente danneggiato dagli ospiti, è stato ricoverato all’ospedale di Gorizia con il «naso rotto» e altre non meglio precisate ferite. Poi, il giorno successivo, il trasferimento nel carcere goriziano con l’accusa di lesioni gravi. A quel punto giovedì Enukidze sarebbe quindi stato riportato al Cpr ì in vista dell’espulsione. Fra venerdì notte e ieri mattina però il giovane si è sentito male. I suoi compagni di stanza hanno avvisato i responsabili della struttura e la polizia. Un’ambulanza ha quindi portato Enukidze all’ospedale di Gorizia. Ma le sue condizioni sono precipitate: il georgiano è deceduto nel primo pomeriggio di ieri.

«Siamo dinnanzi a un caso gravissimo – sostiene il presidente dell’Ics Gianfranco Schiavone –. Il Cpr deve essere chiuso immediatamente. Un luogo del genere non può esistere. I segnali delle tensioni e delle violenze interne erano già evidentissimi in questi giorni».

Il prefetto di Gorizia Marchesiello respinge però con forza ogni ipotesi di violenza da parte della polizia. «Confermo che è deceduto un immigrato georgiano questo pomeriggio (ieri ndr) all’ospedale di Gorizia. Era andato in arresto cardiaco in mattinata. La notte scorsa, avrebbero raccontato coloro che erano nella sua stessa stanza, si è sentito male».

Il questore di Gorizia Paolo Gropuzzo assicura: «Stiamo facendo tutto il possibile per capire con precisione cosa sia successo. Tutto è in via di accertamento da parte dell’autorità giudiziaria. Ora bisognerà nominare i tecnici per gli esami del caso. Bisognerà attendere l’esito dell’esame autoptico per sapere con precisione che cosa ha causato la morte dell’uomo».

Sempre il questore ricostruisce i fatti: «Stamane (ieri mattina, ndr) siamo stati chiamati da una delle “vasche”, gli spazi da sei in cui sono suddivisi i detenuti. I compagni dell’uomo segnalavano che stava male». Fino a quel momento, precisa Gropuzzo, il giovane era ancora vivo: «Abbiamo chiamato l’ambulanza ed è stato portato in ospedale, dove le sue condizioni sono peggiorate ed è deceduto attorno alle 15.30». Il questore conferma che Enukidze ha preso parte alla rissa di martedì scorso - «Era coinvolto in diverse situazioni», dice - ma non entra nella successione dei fatti compresi fra l’aggressione e il decesso: «Le indagini sono in capo alla polizia, quindi attendiamo di avere un quadro completo dei fatti». —


 

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