Regione e Comune blindano il progetto del Parco del mare sul molo Bandiera

Vertice fra il sindaco Dipiazza, il governatore Fedriga e il presidente della Cciaa Paoletti. Ma si attende il responso del Mibact



Il Parco del Mare è vivo e lotta insieme a noi. O quantomeno assieme alle istituzioni, visto che ieri i vertici di Regione, Comune e Camera di commercio sono usciti - almeno a parole - concordi e ottimisti da un incontro per fare il punto sul grande acquario che dovrebbe sorgere sul molo Fratelli Bandiera.


La riunione si è tenuta nel pomeriggio in piazza della Borsa, nella sede della Cciaa della Venezia Giulia. Vi hanno preso parte il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, il sindaco Roberto Dipiazza e il presidente della Camera Antonio Paoletti, in veste di anfitrione e propugnatore del parco.

Il sindaco Dipiazza è il primo a uscire dall’incontro: «Resta valida la condivisione di intenti fra gli enti per la realizzazione del progetto, andiamo avanti», commenta. In passato Dipiazza aveva accarezzato l’idea di collocare l’acquario in Porto vecchio, ma ormai paiono dissipati i dubbi sulla destinazione scelta dalla Camera di commercio, in Sacchetta.

Fa eco al sindaco, poco dopo, il presidente regionale Fedriga: «Abbiamo fatto il punto della situazione, le istituzioni sono concordi e stiamo lavorando per arrivare a un obiettivo, la realizzazione del parco, fissato ormai parecchi anni addietro». La Regione conferma la propria disponibilità ad affiancare la Cciaa nella battaglia per sbloccare il progetto, attualmente in attesa di vaglio da parte del Ministero dei Beni culturali a Roma a causa dei vincoli che insistono sull’area della Sacchetta: «Ci sono tutte le istituzioni proprio per agevolare il percorso e superare tutti i blocchi possibili», commenta Fedriga.

Infine tocca al presidente della Cciaa Paoletti: «Ormai sono 16 anni che sto dietro al Parco del mare. Lavoro sottotraccia, senza grandi annunci, ma non mollo». Sintetizza così il contenuto dell’incontro: «Si è trattato di una riunione operativa, un punto di inizio anno. Abbiamo avuto modo di confermare il sostegno di Comune e Regione all’idea».

Quanto alle prospettive, Paoletti preferisce non parlare di date. Anche perché s’attende ancora il responso finale del Ministero, che potrebbe sbloccare oppure mettere una pietra sul progetto. Un vincolo risalente al 1961 proibisce infatti di edificare un’area di circa 130 metri attorno alla Lanterna. I vincoli si possono modificare, ma è indispensabile l’assenso romano: «Le carte devono essere valutate dagli uffici del Mibact. È un procedimento che fino a pochi mesi fa era in capo agli uffici delle sovrintendenze regionali: conoscendo bene il patrimonio del territorio se ne occupavano in tempi rapidi. Purtroppo da agosto queste competenze sono state riportate in capo a Roma tutte in un colpo, sicché gli uffici ministeriali devono essere pieni di pratiche di questo genere».

C’è ottimismo, insomma, ma il Parco del mare è materia scivolosa, come dimostra oltre una decade e mezza di intoppi, passi indietro, passi falsi, cambi di destinazione. Basta gettare uno sguardo ai giornali di un paio di anni fa per trovar traccia della visita del medesimo terzetto, Dipiazza-Fedriga-Paoletti, sul sito della Sacchetta. A quei tempi l’affare sembrava dietro l’angolo, tanto che venne annunciata una possibile partenza del cantiere nel dicembre del 2018. Come potranno testimoniare i cocai e le pantigane che popolano l’area, non s’è mosso un mattone. E mica a caso: nel frattempo è “spuntato” infatti il vincolo del ’61, di cui parlavano da tempo gli oppositori al progetto (Legambiente Trieste, comitato La Lanterna, Wwf per dirne alcuni). Ieri la nuova affermazione di unità delle istituzioni, e l’idea prende quota per l’ennesima volta. —



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