Contenuto riservato agli abbonati

La “grande fuga” di prof e bidelli: in Fvg pensione anticipata per oltre 800 persone

Lezione a scuola in una foto di archivio

Boom di domande per effetto di quota 100. Allarme della Uil sul rischio di un nuovo exploit del precariato. Gli insegnanti decisi ad andarsene sono 594 di cui 113 a Trieste e 70 a Gorizia.

TRIESTE Oltre 800 persone, tra docenti e personale Ata, sono pronte a lasciare tra qualche mese il mondo della scuola del Friuli Venezia Giulia. Al termine dell’anno scolastico in corso saluteranno e andranno in pensione. A fare i conti delle uscite è la Uil regionale in un report che ha raccolto, provincia per provincia, le istanze dei lavoratori, cui si aggiungeranno pure i pensionamenti d’ufficio di chi non ha più possibilità di proroghe e non è obbligato a presentare alcuna domanda: un’altra cinquantina di casi sommati alle 781 pratiche già avviate.

«In passato si cercava di restare in classe fino all’ultimo momento possibile - osserva il segretario di categoria Ugo Previti -; ora invece, appena se ne intravede la possibilità, si prende la via della fuga. Certo, qualcuno se ne andrà anche con sollievo, ma non manca chi esce dal lavoro con una profonda insoddisfazione visti i mancati ricambi e i tempi ancora in certi dei concorsi, con più di una cattedra scoperta per esaurimento delle graduatorie, a partire dalla matematica».



La strada per la pensione è duplice. C’è chi ha maturato il diritto secondo il dettato della legge Fornero e chi invece coglie l’opportunità di quota 100 per un addio anticipato. Proprio l’ex ministro dell’era Monti non trattiene la sua voce sulla misura introdotta dal governo gialloverde. L’Italia ha un enorme debito pubblico e, a meno che non si voglia applicare un «esercizio di irresponsabilità», decidendo di «accelerare il declino del Paese», non si può permettere di mandare in pensione le persone troppo presto in modo generalizzato, è la convinzione di Elsa Fornero nell’opporsi all’ipotesi, formulata dei sindacati, di un pensionamento a 62 anni con 20 di contributi.

A leggere i dati resi noti dalla Uil Scuola Fvg emerge che le istanze quota 100 per quel che riguarda l’istruzione regionale sono circa un terzo del totale. Complessivamente, nel capitolo che interessa i docenti pronti per la pensione, si tratta di 594 lavoratori (113 a Trieste, 70 a Gorizia, 275 a Udine, 136 a Pordenone). Hanno presentato 389 istanze di cessazione e altre 216 sono in quota 100 (in qualche caso c’è chi le ha sottoscritte entrambe). Nell’ambito del personale Ata, i pensionandi sono 182 (117 cessazioni, 69 quota 100), di cui 23 a Trieste, 29 a Gorizia, 83 a Udine, 47 a Pordenone). Il totale, aggiungendo anche 5 insegnanti di religione (2 a Gorizia, altrettanti a Udine, uno a Pordenone), è di 781 (508 cessazioni, 288 quota 100), divisi tra i 136 di Trieste, i 101 di Gorizia, i 360 di Udine e i 184 di Pordenone.

Un quadro che preoccupa il sindacato, anche perché uscite attorno alle 800 unità all’anno sono state riscontrate anche nei precedenti due anni. Un trend consolidato pure secondo l’Anief (associazione nazionale insegnanti e formatori), che ha stimato in 250 mila i docenti e collaboratori scolastici italiani pronti ad abbandonare classi, cattedre, scrivanie e uffici per ritirarsi a vita privata nel 2020.

Una risposta è arrivata dalla sottosegretaria all’Istruzione Anna Ascani che, in un video su Facebook, è intervenuta sul nodo concorsi, assicurando che, d’intesa con il ministro Lucia Azzolina, si stanno costruendo i bandi dei concorsi straordinario e ordinario, previsti dal Decreto Scuola entrato in vigore il 29 dicembre scorso, concorsi che partiranno contestualmente.

Se l’iter ordinario è però più lungo, con quello straordinario l’intenzione è di portare in cattedra già a settembre 24 mila docenti. A partecipare alla selezione saranno gli insegnanti con almeno tre anni di servizio nella scuola secondaria statale (anche su sostegno) dal 2008/2009 al 2018/2019, uno dei quali deve essere specifico, ossia svolto nella classe di concorso per cui si partecipa. «A noi, di quei 24 mila ce ne servono non meno di 1.500-2mila – incalza Previti –. Se non partono i concorsi, assisteremo a un nuovo incremento del precariato, con supplenti presi non solo dalle graduatorie, ma anche dalla “mad”, vale a dire le candidature spontanee. Non è certo il miglior modo per dare sostanza alla scuola, per qualificarla, per garantire continuità didattica ai ragazzi. Lo stesso nel personale Ata. In segreteria servono persone specializzate e invece, quello che manca, è proprio la formazione. Facile capire che per chi rimane nella scuola i prossimi non saranno anni facili». —


 

Video del giorno

Elezione del presidente della Repubblica, prima votazione per il Quirinale a Montecitorio: diretta

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi