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Preso il killer di Spalato: «Li ho ammazzati perché vessavano la mia famiglia»

Agenti di polizia esaminano la scena del crimine nel centro di Spalato dove si è svolta la sparatoria con tre vittime. slobodna.hr

L'uomo è stato fermato a circa 3 ore dalla strage: armato di fucile automatico tipo kalashnikov ha ammazzato in pieno centro tre pregiudicati

SPALATO Filip Zavadlav, 25 anni, residente a Spalato, di professione marittimo, un dossier parecchio consistente per condanne dovute a furti, minacce e violenze in ambito familiare. È lui il killer del sabato di sangue a Spalato, l’uomo che – armato di fucile automatico tipo kalashnikov – ha ammazzato in pieno centro tre pregiudicati, Jurica Torlak, Marin Boban e Marin Ožić Paić detto Pajser, gettando la città nella paura, nell’insicurezza, nell’incubo.



È stato fermato a circa 3 ore dalla strage, quando una squadra di agenti è entrata in un bar del quartiere di Scalizze, dove il pluriomicida è domiciliato. In quel momento nel locale c’erano anche il padre e il fratello, con Filip che non ha opposto alcuna resistenza, ben sapendo evidentemente che sarebbe stato inutile e che la polizia non avrebbe tardato a venire in quel bar per arrestarlo. Anche se i vertici della questura preferiscono non sbilanciarsi in merito, secondo fonti ufficiose il giovane avrebbe imbracciato il fucile per liquidare le cinque persone che per mesi avrebbero reso la vita pesante a suo fratello tossicodipendente e anche a lui stesso, una storia fatta di droga, conti non pagati, minacce verbali e fisiche. È riuscito ad ucciderne tre, recandosi poi nei luoghi dove voleva liquidare le restanti due, ma evidentemente non ce l’ha fatta, dopo di che si è recato a casa, disfandosi degli abiti con cui aveva perpetrato le uccisioni e dell’arma, per poi recarsi nel locale sotto casa, dove ad attenderlo c’erano i due familiari.

Ieri i responsabili della questura spalatina hanno tenuto una conferenza stampa straordinaria, in cui hanno fatto sapere che Zavadlav ha sparato 36 pallottole che, oltre ad uccidere Torlak, Boban e Paić, hanno colpito pure due auto. A bordo di una di esse c’erano due persone, che dunque hanno avuto una grossa dose di fortuna nel rimanere illese. «Subito dopo questo gravissimo fatto di sangue, avvenuto alle 15.35, sono stati ben 150 gli agenti a mettersi alla ricerca del pluriomicida, arrestandolo un paio d’ore dopo», è quanto illustrato dal questore Dražen Vitez. «Voglio subito escludere - ha proseguito - che si sia trattato di regolamento di conti tra bande rivali. Il sospetto ha agito da solo, liquidando persone che hanno avuto in passato guai con la giustizia». Nel rione di Šperun ha aperto il fuoco contro Boban e Torlak che si trovavano in sella ad una Yamaha (Torlak è spirato in ospedale), poi ha raggiunto via Radmilović, distante poche centinaia di metri, dove ha aperto il fuoco contro Ožić Paić, anch’egli in sella ad una moto, una Suzuki, uccidendolo all’istante. Subito dopo il triplice omicidio, le reti sociali si sono infiammate, con la stragrande maggioranza delle persone che hanno espresso il loro appoggio a Zavadlav, definendolo un angelo della giustizia, un emulo di Rambo, uno che – sostituendosi alla polizia, definita colpevolmente passiva – «ha eliminato gente pericolosa, che da anni e decenni sta tormentando gli onesti cittadini». In tal senso, il questore Vitez ha invitato alla calma, rilevando che c’è bisogno di collaborazione tra la polizia e la cittadinanza, senza che nessuno – seguendo l’esempio di Zavadlav – faccia giustizia da solo, comportamento che potrebbe dare vita ad un’interminabile spirale di sangue. Il 25enne, come già scritto, è un pregiudicato: tra i vari reati commessi, da citare che assieme a sua madre aveva compiuto un furto con scasso in chiesa e minacciato un attivista gay a Spalato. —


 

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