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Porto vecchio oltre la cornice del quadro

Adesso che sembra avviata la fase finale di rigenerazione e trasformazione dell'area, rimane il dubbio che, in assenza di una scelta di campo forte, le contraddizioni e le occasioni sprecate possano prevalere

Enrico Grazioli
1 minuto di lettura

TRIESTE Ora c’è anche il Comitato di gestione, finalmente. Di nome fa pure Ursus, che non può dispiacere a nessuno, con la sua quota di simbologia non solo affettiva. Dunque per il Porto vecchio di Trieste sembra avviata la fase finale di rigenerazione e trasformazione: di un’area smisurata, potenzialmente di un’intera città o quasi. Comune e Regione, insieme all’Autorità portuale, hanno tenuto ben stretto in pugno il controllo dello strumento operativo scartando la possibilità che a far parte della compagine di partenza fossero direttamente anche gruppi privati, cioè grandi investitori. Il massimo della garanzia possibile, per la comunità a cui quel luogo appartiene. Ma anche il massimo della responsabilità da assumersi: a partire dalla fase di pensiero, di immaginazione, di ideazione che lo sviluppo del progetto richiede.

Se i tempi si allungheranno a dismisura e soprattutto se non diventeranno chiare al più presto la visione strategica del cosa concentrare, inventare, trasferire lì e le linee di indirizzo per farlo. Per ora continua a esserci poco più che la cornice: il quadro è tutto da dipingere. Sappiamo da mesi che il Comune i masterplan non li vuole o li mette nel cassetto; da mesi ascoltiamo di una realtà o di un’altra che potrà trovare ospitalità da quelle parti. Il rischio che si proceda valutando le offerte una per una, che si vada per accumulazione e sovrapposizione rimane. Insieme al dubbio che in assenza di una scelta di campo forte, di una rotta presa con decisione, le contraddizioni e le occasioni sprecate possano prevalere. Non può diventare Porto vecchio un quartiere come un altro, perché è un patrimonio unico: dovrà identificare la Trieste dei prossimi decenni e finirà comunque per farlo. Nel bene o nel male. Di Ursus che si stagliano tra cielo e mare a ricordarci il passato ce n’è già uno e basta: Trieste non può permettersi altra ruggine, altri scheletri. E per riuscirci deve sapere prima di tutto cosa vuole essere. -
 

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