Gretta e Servola escono sconfitte: da febbraio addio uffici postali

L’ufficio postale di via dei Soncini a Servola (Lasorte)

Raccolte di firme e pressing delle circoscrizioni non sono bastate a modificare le mosse del gruppo. Indispettito anche il sindaco. «Non condivido questa scelta»

TRIESTE La partita è persa. Dal 10 febbraio prossimo gli uffici postali di via Carmelitani nel rione di Gretta e di via Soncini in quello di Servola verranno definitivamente chiusi. La notizia era nell’aria, e a nulla sono valsi gli appelli e le raccolte di firme. Poste Italiane ha deciso.

Gli sportelli di via dei Carmelitani a Gretta. Lasorte


Sulla porta di ingresso dei due uffici postali sono già stati affissi i carrelli che avvertono gli utenti della soppressione dei due presidi. «Dal 10/02/2020 questo ufficio chiuderà e non sarà più operativo. La corrispondenza in giacenza sarà disponibile nell’ufficio di via D’Alviano», si legge nel avviso riservato agli utenti di Servola. Quelli dell’ufficio postale di Gretta, invece, vengono invitati per la posta in giacenza nell’ufficio di via Carmelitani a rivolgersi dopo il 10 febbraio agli sportelli di via dei Moreri. Poi vengono indicati anche gli uffici postali più vicini aperti anche nel pomeriggio: via Settefontane per Servola e piazza Vittorio Veneto per Gretta.



Insomma, la decisione ormai sembra irrevocabile. Per tentare di salvare l’ufficio postale del loro rione, i servolani a fine ottobre avevano avviato una raccolta di firme: in un mese ne sono state raccolte 1.585, spedite a inizio dicembre e a Poste Italiane e consegnate al Comune. A metà novembre, inoltre, Forza Italia e Lega hanno presentato in Consiglio due mozioni - che hanno incontrato i favori dell’aula - per «scongiurare la soppressione» di quei presidi.



Poste Italiane, dal canto suo, a decisione ormai presa, risponde rimarcando quando già dichiarato lo scorso ottobre: «In alcune grandi città ad alta densità abitativa e capillare presenza di uffici postali è stato avviato un progetto di rimodulazione della presenza in aree urbane, – scrivono – con il solo scopo di implementare il servizio e migliorare l’articolazione territoriale per cittadini, imprese e pubblica amministrazione. I criteri adottati sono particolarmente stringenti e riguardano esclusivamente città con numero di abitanti superiore a 100 mila, uffici postali con esiguo numero di operazioni effettuate al giorno, presenza di altro ufficio limitrofo entro poche centinaia di metri e soprattutto adeguamento ai processi di trasformazione urbana che negli ultimi decenni hanno coinvolto il territorio».

Dunque per Poste Italiane gli uffici di Servola e Gretta fanno poche operazioni. Sul territorio i presidi distribuiti in maniera capillare diventeranno così 30. I 6 dipendenti impegnati nei due uffici in chiusura, andranno a rafforzare uffici dove la domanda è più elevata. A discapito, in questo caso, di quelli dove i “movimenti” non sono sufficienti a giustificare il mantenimento di un presidio. Inoltre, l’azienda ribadisce che nel suo piano di riorganizzazione «nessun ufficio postale viene chiuso senza una completa e preventiva condivisione con le competenti autorità comunali». Ma il sindaco non sembra aver affatto avvallato la decisione. «Non condivido questa scelta, - sottolinea il sindaco Dipiazza -, tanto che per far tornare Poste Italiane sui suoi passi ho inviato loro la mozione votata all’unanimità dal Consiglio Comunale per scongiurare la chiusura di quegli uffici postali, oltre ad una lettera dove venivano anche spiegate le potenzialità di Servola dopo la chiusura dell’area a caldo della Ferriera. Ma le Poste sono un’azienda privata, rivedono la loro rete come, ad esempio, sta facendo Unicredit sul territorio nazionale senza che nessuno possa imporsi».

Delusi i cittadini che vivono quei rioni e che speravano in un epilogo diverso. «Voglio pensare che la battaglia non sia ancora persa, abbiamo ancora qualche settimana, speriamo in un ulteriore intervento del sindaco», dichiara il presidente delle Settima circoscrizione, Stefano Bernobich. «Auspico restino, e che anzi amplino la loro offerta di servizi – aggiunge il presidente – tenendo conto che in tutta Servola non c’è neppure un bancomat e quando ho richiesto loro di inserire un Postamat non sono stato ascoltato. Devo essere sincero, quel cartello affisso fuori dall’ufficio che annuncia la chiusura mi ha colto alla sprovvista, speravo che firme e mozione li facessero ripensare». Laura Lisi, presidente della Terza circoscrizione, reputa la decisione di Poste Italiane «un colpo basso a discapito di tante persone fragili che vivono a Gretta, dove c’è un’alta densità di case popolari con tanta gente che vive sola. Comporterà un gravissimo disagio. L’atteggiamento di Poste Italiane, comunque, non mi sorprende visto che prima di Natale come Circoscrizione abbiano chiesto di incontrare il direttore e non si sono degnati nemmeno di risponderci». –


 

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