Migranti tentano la fuga dal Cpr di Gradisca ingoiando sapone, lamette e palline da ping-pong

L'ambulanza intervenuta a Gradisca (Bumbaca)

Atti autolesionistici a Gradisca di stranieri irregolari da espellere, con il chiaro scopo di ottenere il ricovero in ospedale e dunque maggiori chance di fuga. Superlavoro delle forze dell’ordine e all’ospedale di Gorizia

GRADISCA Una manciata di atti di autolesionismo, con il chiaro scopo di ottenere il ricovero in ospedale e dunque maggiori chance di fuga dal (ri)nato Centro permanente per i rimpatri di Gradisca d’Isonzo. È già alta la tensione all’interno della struttura isontina di permanenza temporanea per migranti irregolari, in attesa di espulsione, aperta da neppure un paio di settimane. E già approdata non solo ai limiti della sua attuale capienza, ma anche delle criticità connesse al “trattenimento amministrativo”.



Gli episodi di autolesionismo si sono verificati, in particolare, a ridosso dell’ultimo giorno dell’anno: nelle giornate del 30 e 31 dicembre. Non esiste per ora una conferma ufficiale sull’accaduto da parte della Prefettura di Gorizia, ma ambienti vicini sia alle forze dell’ordine sia all’ospedale civile del capoluogo – ove un numero non precisato di stranieri è stato ricoverato nelle ultime ore – confermano senza dubbio alcuno la veridicità dei fatti. E la stessa coop sociale Edeco di Padova, l’ente gestore della struttura gradiscana, avrebbe formalmente informato Prefettura e Questura sull’accaduto.



Ma che gli episodi accertati siano più d’uno, è dimostrato dalla casistica. Alcuni ospiti del Cpr avrebbero infatti ingoiato gli oggetti più disparati: chi del sapone liquido, chi una palla da ping pong, chi un accendino, chi una lametta debitamente avvolta nello scotch per non causare danni peggiori allo stomaco. Tutti sono stati accolti dal personale del Pronto soccorso, chi con la lavanda gastrica e chi con lunghe e delicate operazioni di “recupero” degli oggetti deliberatamente ingoiati. Chi conosce la storia degli ex Cie e Cpt, “predecessori” dell’odierno Cpr, sa bene che si tratta di tecniche piuttosto rodate, per quanto pericolosissime.

«L’obiettivo – spiega una fonte delle forze dell’ordine che chiede l’anonimato – è quello di ottenere il ricovero in ospedale, ove le possibilità di darsi alla fuga sono maggiori che rinchiusi fra le quattro mura strettamente sorvegliate del centro». E qualche trattenuto del Cpr, nelle ultime ore, dopo le cure avrebbe provato senza successo a darsi alla macchia. Pur accompagnati e piantonati al pronto soccorso, i migranti – che non sono in stato di arresto ma solo di “fermo amministrativo” – non sono ammanettati e dunque hanno qualche possibilità in più di eludere la sorveglianza. A quanto si apprende, nonostante i tentativi di scappare dall’ospedale la situazione sarebbe rientrata, anche se le forze dell’ordine e gli stessi sanitari sono ben consapevoli che un’escalation di emulazioni sia tutt’altro che un’eventualità remota. —


 

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