Da Safilo a Sertubi, la Cgil aggiorna la mappa delle crisi e incalza la giunta

Una protesta dei lavoratori della Sertubi

Settemila lavoratori in Friuli Venezia Giulia sono alle prese con gli ammortizzatori. E centinaia rischiano il licenziamento

TRIESTE La Cgil Fvg aggiorna i numeri della crisi del manifatturiero e lancia «l’ennesimo appello» al presidente Massimiliano Fedriga: «Serve un protocollo su scala regionale. Dopo un lungo silenzio, ci ascolti». Ma motivi di scontento per il segretario Villiam Pezzetta sono anche la riforma della sanità e degli enti locali, mentre su Sergio Bini, assessore alle Attività produttive, il giudizio è sospeso.



A Udine, in conferenza stampa, il sindacato mette in fila le crisi aperte. Sono una quindicina in regione, di cui 6 a Trieste (Ferriera, Wartsila, Principe, Sertubi, Flex e Gnn) e una a Gorizia (Nidec).

«Tra nuove emergenze come Safilo e vecchi nodi irrisolti che vengono al pettine come quello della Ferriera, i segnali sono preoccupanti», riassume Pezzetta snocciolando le cifre: «In regione ci sono 7 mila lavoratori collocati dentro gli ammortizzatori sociali. Certo, non tutti sono esuberi, ma se la sola Trieste denuncia 1.500 posti a rischio, non possiamo non rilevare l’urgenza di riprendere in mano la leva delle politiche industriali, fondamentale anche su scala regionale. Perché il rischio è che si aprano nuovi fronti di crisi in un anno che parte già in salita per la siderurgia, la meccanica e la componentistica, impattando come è ovvio sui territori dove il manifatturiero è più radicato, quindi Udine e Pordenone, ma con tante incognite in sospeso anche nell’area giuliana».

Le difficoltà, insiste il segretario della Cgil, «sono evidenziate pure dall’inversione di una dinamica occupazionale che a partire dal 2015 aveva evidenziato un sensibile recupero e da fattori di debolezza come la scarsa e tardiva partecipazione dei giovani al mercato del lavoro, la diffusione della precarietà e del lavoro povero, la difficoltà delle aziende a reperire manodopera specializzata». Difficile immaginare, tra l’altro, agevoli percorsi di ricollocamento. «Parliamo di persone attorno ai 50 anni che sono in cassa integrazione da due-tre anni – rileva Pezzetta –. Il ministro Patuanelli annuncia il riassorbimento da parte di Fincantieri di lavoratori della Ferriera rimasti eventualmente a piedi? Ogni volta che c’è una crisi si tira in ballo Fincantieri, non è una novità. Non ho i dati certi che spero possa avere il ministro, ma credo che l’informazione, alla vigilia del referendum, non sia stata data casualmente. Ed è una scorrettezza».

L’unica vera luce tra tante ombre, secondo la Cgil, arriva dalla questione sicurezza. Gli infortuni mortali sul lavoro nei primi dieci mesi del 2019 si sono dimezzati (da 25 a 13 casi) e gli infortuni in generale sono calati del 2%, che diventa il 4% se si tiene conto della sola industria, «il segnale di una rinnovata attenzione delle parti in causa, non solo imprese e lavoratori, ma anche istituzioni, in linea con gli obiettivi del protocollo sulla sicurezza siglato con l’assessore Rosolen nei primi mesi dell’anno scorso».

Un passaggio che porta al giudizio sulla giunta. «Da mesi chiediamo al governatore di affrontare i diversi temi, non solo quelli dell’industria ma pure delle politiche sociali e occupazionali, come pure della sanità, con una visione d’insieme, sin qui clamorosamente mancata. Insistiamo nel chiedere a Fedriga un protocollo. Continueremo altrimenti a rapporti legati ai singoli assessorati. Anche qui con luci e ombre. Molto male, in particolare, sanità ed enti locali, con riforme per nulla convincenti. Quanto alla legge annunciata dall’assessore Bini, siamo in attesa di un confronto che ci è stato promesso. Speriamo possano essere condivisi gli opportuni investimenti nel tessuto manifatturiero, spina dorsale della nostra economia». —


 

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