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Presidenza Ue, parte il semestre croato: priorità assoluta l’allargamento a Est

Il premier croato Andrej Plenković e la presidente della Commissione Ue Ursula van der Leyen

Tra i temi la predisposizione del bilancio comunitario da oltre mille miliardi e il cammino verso la Brexit

ZAGABRIA Europa, Europa, fortissimamente Europa. La Croazia ha assunto da Capodanno il semestre di presidenza dell’Ue e vuole dare un segnale forte di rinascita dei valori comunitari. A iniziare dal suo motto: «Un’Europa che si sviluppa (crescita, coesione, mercato interno), che si collega (dal punto di vista del traffico, del digitale e dell’energia), si difende (confine esterno, dati personali, lotta al terrorismo) e che è influente nel mondo (non è il terreno di gioco bensì il giocatore)». La presidenza Ue, va precisato - e questo vale non solo per i piccoli Paesi membri - svolge solo un ruolo più o meno di coordinamento nel processo decisionale a livello di Stati membri. Inoltre, i principali progetti dell'Ue si stanno sviluppando da diversi anni e non dipendono dalla presidenza di un solo Paese. Tuttavia la sua posizione può determinare a incanalare alcuni flussi decisionali anche molto importanti.



Zagabria presiederà inoltre l'inizio di un nuovo ciclo istituzionale. La Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, mediante una procedura accelerata, predisporrà una proposta per un grande “piano verde”, che dovrebbe contraddistinguere l'intero mandato di sei anni. La presidenza croata sarà anche in grado di partecipare in prima fila (come lo è attualmente anche sul campo, vedi rotta balcanica) al nuovo pacchetto sulla migrazione e il diritto d'asilo, sul quale i Paesi membri sono ancora molto distanti l’uno dall’altro e che nel precedente mandato è finito in un vicolo cieco.

Dovranno proseguire i procedimenti contro Ungheria e Polonia ai sensi dell'articolo 7 del trattato Ue, poiché Varsavia e Budapest hanno violato i suoi valori fondamentali. Il nucleo del lavoro dell'Unione europea nella prima metà dell'anno sarà dedicato alla predisposizione del bilancio per i prossimi sette anni, bilancio che vale più di mille miliardi di euro. Sebbene il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, svolgerà un ruolo importante nel raggiungimento di un compromesso tra i capi degli Stati membri, la presidenza croata preparerà il terreno alle riunioni dei ministri dell'Ue e del comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper). Pertanto, entro la metà della presidenza c’è il desiderio di avere risolto i principali temi all’interno della negoziazione. «Faremo tutto il possibile il prima possibile», afferma una fonte diplomatica croata al Delo di Lubiana.

Un altro punto su cui la Croazia è molto desiderosa di progressi tangibili è la politica di allargamento dell’Ue. Il vertice Ue-Balcani occidentali si terrà a Zagabria a maggio. Proprio 20 anni fa, il 24 novembre 2000, dopo la caduta del regime di Belgrado di Slobodan Milošević, la prospettiva europea dei Paesi balcanici fu confermata allo stesso vertice tenutosi sempre a Zagabria. La presidenza croata desidera "sbloccare" la decisione di aprire i negoziati di adesione con l'Albania e la Macedonia del Nord, e far cadere così il veto francese. Inoltre, sempre durante la presidenza croata, si svolgerà a giugno, a Bruxelles, il summit Ue-Paesi del partenariato orientale. All’ultimo vertice europeo di dicembre, la presidenza croata è stata incaricata di elaborare una posizione comune del Consiglio dell'Ue in merito al contenuto, alla portata, alla composizione e alla condotta della Conferenza sul futuro dell'Europa. Inizierà durante la presidenza croata e dovrebbe durare due anni. La Croazia dovrebbe disegnare una sorta di cartello comune.

Quanto alla Brexit, la presidenza non sarà in prima linea, ma sarà coinvolta nella preparazione dei negoziati sulle relazioni future e sulle priorità dell'Ue. In generale, la Croazia vuole agire come un forte paese filo-europeo che promuove politiche per rafforzare l'Europa, dalla demografia al commercio. Il membro più giovane, dunque, assume la prima presidenza come l'ultimo dei Paesi ad aderire all'Ue nel periodo 2004-2013. Dalla fine di giugno la “palla” passerà alla Germania.

Inoltre nell’autocoscienza politico-diplomatica croata saranno ben presenti due progetti fondamentali per lo stesso sviluppo europeo del Paese: ossia l’ingresso nell’Area Schengen e il processo verso l’Eurozona. Se il primo resta una decisione politica, ma se ne parlerà concretamente solo con la presidenza tedesca dell’Ue e non è detto che se ne venga a capo, il secondo dipenderà dai più complicati parametri finanziari, economici e monetari.—


 

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