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Ferriera, l’8 e il 9 gennaio il voto sull’accordo Arvedi-sindacati

L’orientamento sulle date è emerso durante una riunione del “fronte del sì”. Oggi Fiom volantina contro l’intesa contestandone le garanzie occupazionali

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TRIESTE. Lo si è detto in tante situazioni passate, ma stavolta la prossima settimana ha tutte le premesse per diventare decisiva nella storia della Ferriera. Con ogni probabilità i 580 dipendenti dello stabilimento siderurgico saranno chiamati mercoledì 8 e giovedì 9 gennaio a votare la bozza di accordo negoziato tra il gruppo Arvedi e la maggioranza delle sigle sindacali sulla chiusura dell’area “a caldo” prevista il 31 gennaio.

Il referendum pro/contro l’intesa, raggiunta l’Antivigilia, verrà anticipato e preparato da un’assemblea che sarà convocata martedì 7 dalle ore 13.30 alle ore 15, giusto alla vigilia della consultazione. Queste le decisioni assunte ieri pomeriggio dal “fronte del sì”.

La rilevanza di questo appuntamento, che si carica anche di forti significati politici, attenua l’atmosfera festosa di fine-inizio d’anno perché è già cominciata una campagna elettorale ad alta temperatura. Se prevalgono i “sì”, si procederà con la chiusura dell’area a caldo e la ricollocazione di 310 dipendenti, di cui 198 nell’area a freddo e 163 distribuiti tra bonifica, aziende terze, aziende del gruppo, pensioni & esodi.

Se a prevalere saranno i “no”, l’intesa Arvedi-sindacati, che dovrebbe essere recepita nell’accordo di programma Governo-Regione-Autorità portuale, salterà e, a distanza di venti giorni dalla chiusura dell’impianto, sarà tutto da rifare. A favore dell’accordo sono schierate Failms, Fim Cisl, Uilm, Usb. Un fronte piuttosto composito formato da autonomi (i più rappresentativi secondo le ultime elezioni della rsu), 2/3 dell’abituale Triplice, il sindacato “di base”.

Contro, “in solitaria”, Fiom Cgil: oggi i metalmeccanici cigiellini distribuiranno un volantino nel quale ribadiscono il “no” alla bozza e invitano i dipendenti a fare altrettanto nell’urna. La contrarietà della Fiom si articola su più punti: la perdita occupazionale dello stabilimento che scende da 580 a 417 addetti; «l’assenza totale di garanzie» per una quarantina di unità una volta terminate le fasi di dismissione; la chiusura dell’area “a caldo” avviene senza che neppure sia iniziata la realizzazione dei nuovi impianti “a freddo”; «sostanziale licenziamento» dei 66 lavoratori somministrati; la «mancata definizione» dell’anticipo di cassa integrazione; poca chiarezza sul reimpiego di 198 addetti nell’area “a freddo” previa visita medica per l’idoneità.

Fiom Cgil sottolinea inoltre che i 150 milioni, per potenziare il laminatoio, provengono da pubbliche risorse la cui fonte non è stata ancora esplicitata. Dal punto di vista politico, la categoria, diretta da Marco Relli, rileva come al tavolo dell’Antivigilia fossero assenti il ministro (Patuanelli), la Regione, il Comune: contesta quindi alle pubbliche istituzioni l’attendibilità dell’impegno.

La posizione della Fiom è fiancheggiata da Open Fvg, che interviene con una nota co-firmata dal presidente Giulio Lauri e dal consigliere regionale Furio Honsell. «Se le garanzie occupazionali sono solo quelle riportate nell’ipotesi di accordo - sostengono - esse sembrano largamente insufficienti». In passato l’impatto ambientale della Ferriera - riprende il comunicato - è risultato «pesantissimo» ma la situazione delle emissioni è migliorata e si potrebbe continuare a investire su parchi minerari e bonifiche. «Fedriga si fermi e Patuanelli rifletta», esorta infine la leadership di Open.

A favore dell’accordo si è espressa Usb Lavoro privato, che in un incontro con l’informazione ha fatto il punto con Sasha Colautti e Alexander Vecchiet. Fiom Cgil - hanno attaccato gli esponenti “di base” - sfugge al confronto nel merito e risponde a logiche politiche, in questo modo indebolendo il fronte sindacale impegnato nella tutela dei posti di lavoro. Inutile intestardirsi nel difendere l’area “a caldo” destinata alla chiusura, molto più produttivo sarebbe trovare soluzioni tali da evitare traumi occupazionali, ma Fiom preferisce fare la sponda alla politica. Certo - dicono Colautti e Vecchiet - l’intesa va monitorata per non incorrere in un nuovo caso Sertubi. 

 

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