Nuovi Cpr, i sindaci aprono a Roberti

Uno scorcio del muro che circonda la struttura di Gradisca d’Isonzo

Dipiazza: l’accoglienza diffusa non ha fatto bene ai migranti. Ziberna: sì da Gorizia se si eliminassero le persone dalla strada

TRIESTE L’assessore regionale chiama sui Cpr, i sindaci rispondono. Con un’apertura cauta - il nodo sono gli spazi - ma pronti a dire sì se la prospettiva fosse quella di ridurre ancora i numeri dell’accoglienza diffusa. Nel giorno in cui la rete DasiFvg e il Centro Balducci di Zugliano chiedevano l’immediata chiusura del Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Gradisca d’Isonzo, considerato «alla stregua di un carcere di massima sicurezza», l’assessore regionale Pierpaolo Roberti ha rilanciato la disponibilità espressa in passato dalla Regione all’apertura di altri Cpr in Fvg in cambio appunto «di ulteriore riduzione dell’accoglienza diffusa», ricordando che i migranti in regione oggi sono circa 2700, contro i picchi di oltre 5000 raggiunti qualche anno fa.



Nessuna indicazione sulle ubicazioni di eventuali strutture, ma intanto i sindaci di Trieste e Gorizia, interpellati, non si tirano indietro. «Per me non cambierebbe nulla, una struttura non porta disagi», dice Roberto Dipiazza precisando subito di non averne parlato con Roberti di recente. Detto che «a Trieste non abbiamo spazi, l’unico che mi viene in mente è l’ex caserma di Banne», il sindaco del capoluogo regionale punta piuttosto su un altro aspetto: «Il fatto è che quest’accoglienza diffusa non ha fatto bene ai migranti, i cittadini non gradiscono. Quando c’erano 50-60 persone a stazionare in piazza della Libertà il telefono squillava tutto il giorno, mi si diceva “sindaco, faccia qualcosa”. Non sono né sarò mai razzista, e a queste persone va data assistenza: ma non vanno buttate in strada, abbandonate a quel modo. Forse è meglio raccoglierle in luoghi attrezzati».

Da Gorizia, Rodolfo Ziberna fa notare come «la nostra provincia è quella che in rapporto al numero di residenti sta pagando di più, da sempre: all’apice delle presenze, fra Cara di Gradisca e città eravamo a mille». Oggi i migranti ospitati a Gorizia sono poco meno di 200, di cui 40 minorenni. Dunque, posto che «valutazioni e decisioni spettano allo Stato di concerto con la Regione», «se la Regione propone un Cpr in cambio di zero presenze, Gorizia non è contraria: preferisco il Cpr a 200 persone lungo la strada». Ma il Comune «non ha spazi: l’unico potrebbe essere l’ex caserma della Finanza, inutilizzata da anni, nel complesso Sdag, fuori dal centro abitato e recintata», dice additando gli interventi «costosi» necessari per realizzare i Cpr.

E mentre Ziberna saluta con favore il ricorso ai droni prospettato da Roberti per monitorare le frontiere («potremmo mettere a disposizione l’aeroporto Duca d’Aosta»), il prefetto di Trieste e commissario di Governo Valerio Valenti - senza entrare in questioni politiche e rifacendosi alle leggi - annota come Cara e Cpr siano strutture «utili e necessarie», le une per la prima fase di accoglienza e le altre - in caso di persone in attesa di espulsione - per evitare trasferimenti in altre regioni: «Avere una struttura vicina è una opportunità e comporta un risparmio di costi», sempre che siano «mini strutture da 100-140 posti». In ogni caso - così Valenti - mesi fa in un incontro coi sindaci dei capoluoghi si era rimessa alle amministrazioni l’individuazione di eventuali siti da proporre per Cpr, ma tutto «è rimasto allo stato embrionale»: nessuna interlocuzione è in corso. —


 

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