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Dalle costruzioni all’artigianato. In Fvg fallimenti in calo del 30 per cento

Scese a 125 le aziende costrette a portare i libri in tribunale La flessione più netta a Pordenone. Gorizia in controtendenza

TRIESTE Rallenta la corsa dei fallimenti delle imprese del Friuli Venezia Giulia. Quest’anno le procedure fallimentari aperte dalle aziende della nostra regione sono state 125, contro le 180 registrate nel 2018, quindi in calo del 30 per cento. Una frenata che segna una decisa inversione di tendenza rispetto agli anni di crisi “piena” e su cui incide un calo deciso dei fallimenti nelle province di Trieste ma, soprattutto, di Pordenone.

A Udine e Gorizia, invece, il fenomeno è in aumento. Attenzione però. Il fatto che diminuiscano i fallimenti non significa automaticamente che la crisi sia ormai alle spalle. Per leggere il dato, infatti, bisogna considerare anche che, dal 2013 a oggi, il numero delle imprese registrate è calato di 5.231 unità, una contrazione del 4, 9%: al 30 novembre scorso se ne contavano 102. E 187, di queste 89.359 sono attive mentre 12.828 risultano sì registrate alle Camere di Commercio ma non sono operative. Quindi meno fallimenti sì, ma anche meno aziende sul mercato.

Ma andiamo con ordine. Nello specifico, nella provincia di Trieste le procedure fallimentari avviate nell’anno che si sta per concludere sono state 16, quando sia nel 2018 che nel 2017 se ne erano registrate 23. Analizzando la distribuzione delle nuove procedure per settore di attività delle imprese a Trieste, dove le imprese attive al 30 novembre risultano 13.956, in termini assoluti a soffrire di più è il compatto legato all’edilizia: Geotecnica costruzioni, Nathuralcasa srl o, ad esempio, l’impresa di costruzioni Hrovatic e Marchesan sono alcune delle realtà che hanno alzato bandiera bianca. A differenza che nel resto della regione a Trieste è molto raro il fallimento di una società che gestisce un negozio al dettaglio o un pubblico esercizio. Ad pesare nel seppur ridotto numero dei fallimenti nel capoluogo Fvg ci sono poi i crac collegati tra loro della Sviluppo Turistico Sistiana Mare, la Servizi Turistici e la Resort srl. Sei le imprese che hanno presentato istanza di concordato nel 2019, tra cui Kipre, King spa, Principe di San Daniele e Giuliana Bunkeraggi.

Diversa la situazione di Gorizia dove a forte di 8.698 imprese attive al 30 novembre, sono state avviate 17 procedure fallimentari, cioè 7 in più rispetto al 2018. Non si registrano invece richieste di concordato. A fallire sono state, imprese che si occupano di spedizioni e trasporti come la Gaudenzi Attilio sas o la Roitz Logistic, di distinzione di carburante come la Euroservices snc, alcune imprese artigiane e legate al mondo delle costruzioni. Il più recente fallimento è datato 20 dicembre e coinvolge la Iniziativa Camporosso Valbruna con sede a Grado.

La situazione più rilevate riguarda Pordenone dove a fonte delle attuali 23.512 imprese attive, negli anni si è registrato un significativo calo delle procedure fallimentari: erano state 73 nel 2017, 50 lo scorso anno e 28 da gennaio ad oggi. Otto invece le richieste di concordato. Ad arrendersi imprese legate alla lavorazione del legno come la Italpann o la Listo Parquet, alla produzione di machine utensili come la Safop, alla vendita di accessori o alla realizzazione di impianti. Valutando anche che la provincia di Udine conta 43.193 imprese attive, nel 2019 si sono registrati 63 fallimenti, due in più rispetto agli ultimi due anni, 9 le richieste di concordato. Ad essere coinvolte nelle procedure aziende di ogni tipo: da chi produceva lettini per bimbi come la Baby Italia di Prepotto ad aziende di impiantistica, refrigerazione ed edilizia ma anche rivendite al dettaglio come la Guglielmo Piubello di Udine. Tra i fallimenti anche quello della Vidoni spa che aveva 20 addetti, quello del Centro convegni Palazzo delle professioni di Udine o la Residence Stati Uniti d’America srl di Villa Santina che gestiva una casa di riposo. –


 

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