Andrea Illy: per rilanciare l’Italia l’industria parta dai territori

L’imprenditore: sì a un piano strategico del settore privato. Rinegoziare con l’Ue il congelamento del debito per rilanciare gli investimenti. Se si realizzasse la sua candidatura al vertice di Confindustria, spinta dai grandi produttori del Nordest, sarebbe il primo presidente che farebbe della sostenibilità ambientale il suo manifesto “politico”. Sapelli: bel programma

TRIESTE «Abbiamo appena ascoltato un bel programma per diventare il prossimo presidente di Confindustria»: l’economista Giulio Sapelli, che ha scritto fra l’altro saggi importanti sul mito e destino economico dell’economia triestina, promuove così Andrea Illy, l’imprenditore del caffè sempre più vicino a una candidatura ufficiale per il vertice di Viale dell’Astronomia.

Tutto avviene negli studi di Sky Tg24 dove Illy, in dialogo con Sapelli, delinea un vero e proprio programma strategico per il Sistema Paese in modo più preciso di quanto aveva già fatto all’assemblea dell’Anci: «Sono decenni che l’Italia non riesce ad avere un piano strategico per il suo sviluppo a causa dell’instabilità politica. É giunta l’ora che sia il settore privato a lanciare un grande progetto che parta dall’ascolto profondo delle istanze del Paese e generi fiducia nelle istituzioni internazionali che da sempre spostano i capitali e lo spread». Ma come realizzare questo disegno che è anche un manifesto “politico”? «La nostra economia -spiega Illy -si sviluppa nei territori, dove Confindustria è molto presente, ed è da questi che bisogna ripartire assieme alle altre parti sociali». Ma come uscire da quella che Andrea Illy ha definito “la prigione del debito”? L’imprenditore del caffè lancia la sua proposta: l’Italia deve negoziare con l’Ue un periodo di congelamento del debito pubblico. «Reinvestire sulla crescita attraverso il solo strumento della riduzione del debito mi sembra poco realistico. Semmai deve avvenire il processo inverso:l’Italia deve prima fare ripartire gli investimenti pubblici e privati. Solo innescando un circolo economico virtuoso si otterrà di conseguenza una riduzione del rapporto debito-Pil».

É a questo punto che Sapelli applaude al programma strategico dell’industriale triestino con qualche distinguo: «Perchè il suo piano strategico funzioni devono essere coinvolte anche le piccole e medie imprese e bisogna puntare alla creazione di una nuova classe dirigente». Illy inquadra anche il tema del lavoro che diventa cruciale: «Nei prossimi dieci anni mancheranno all’appello 200 mila posti nelle imprese del Made in Italy e nell’industria 4.0. La disoccupazione giovanile resta elevata perchè si fa poca formazione professionale e l’onda dei giovani che non studiano e non lavorano cresce sempre di più. Servono conoscenze, capitali, infrastrutture e istruzione pubblica».

Andrea Illy sta perfezionando così i contenuti della sua corsa per Confindustria. I giochi per le candidature si faranno nelle prossime settimane. Il tam tam intorno a viale dell’Astronomia accredita il 55enne businessman triestino come figura emergente, che piace molto soprattutto a Nordest. A fine gennaio verrà eletta la commissione dei saggi che verificheranno le auto-candidature e sonderanno il clima nelle diverse articolazioni del sistema di rappresentanza degli industriali. A fine marzo il voto del Consiglio Generale per la designazione del futuro presidente, a maggio l'elezione in assemblea.

La candidatura dell’imprenditore del caffè (fratello di Riccardo, presidente del Polo del gusto e già salito alla ribalta politica come sindaco di Trieste e poi presidente del Friuli-Venezia Giulia) comincia insomma a delinearsi forte delle suggestioni di una grande azienda di famiglia che potrebbe superare e assimilare le istanze dell’imprenditoria nordestina.

Andrea Illy, classe 1964, presidente della Fondazione Altagamma, si sta ritagliando un ruolo preciso da tempo. Basti pensare al suo libro «Italia felix. Uscire dalla crisi e tornare a sorridere» dato alle stampe qualche tempo fa. Un libro che non è soltanto un inno alla necessità di custodire e proteggere le bellezze e la cultura italiana, ma possiede la complessità di un manifesto dove l’imprenditore riversa tutta la sua cultura etica, umanistica e imprenditoriale: «Il Pil dell’Italia non significa solo la ricchezza di un Paese ma la cultura e il rispetto di un patrimonio di enorme valore. Malgrado la politica, siamo pur sempre al settimo posto fra le potenze industriali».

Illy si muove in un ambiente sintonizzato sui tempi dove i temi ambientali e la sensibilità green diventano dominanti. Da tempo collabora con economisti e ricercatori del calibro dello stesso Sachs, direttore dell'Earth Institute alla Columbia University, e di Jacques Attali che ha lanciato Positive Planet, dedicato alla lotta alla povertà attraverso lo sviluppo della microfinanza. Se si realizzasse la sua candidatura al vertice di Confindustria, spinta dai grandi produttori del Nordest, sarebbe il primo presidente che farebbe della sostenibilità ambientale il suo manifesto “politico”. —




 

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