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Abusi su una bimba, barman sotto processo

Cinquantenne accusato di aver commesso violenza su una piccola di 9 anni nell’hotel in cui lavorava e che l’ha già sospeso

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TRIESTE La piccola Annalisa, nome di fantasia di una bambina triestina di 9 anni, doveva entrare in un negozio della baia di Portopiccolo, a Sistiana, per recuperare un gadget. I genitori la stavano aspettando fuori. Ma Annalisa, per sbaglio, è entrata nell’albergo accanto, il Falisia. «Mia figlia è uscita circa dieci minuti dopo piangendo, tutta rossa, con il magone, sotto choc», ha dichiarato poi la madre alla polizia: Annalisa, da ciò che ha raccontato ai genitori, sarebbe infatti rimasta vittima di violenza per opera di un barman dell’hotel.

L’uomo, di Reggio Emilia, 50 anni, è ora imputato in un processo celebrato con rito abbreviato (giudice Giorgio Nicoli) per violenza sessuale aggravata. La famiglia, rappresentata dall’avvocato Maria Pia Maier, il giorno dell’accaduto, circa due anni fa, si era immediatamente rivolta alle forze dell’ordine.


Secondo l’accusa - sulla base del verbale della polizia e dei colloqui dello psicologo con la bambina - è emerso così che Annalisa era stata «invitata» dall’uomo, difeso dall’avvocato Maria Genovese, a venire «in un’area attigua al bar per farle vedere delle borse». Ed è in quel momento che le avrebbe «afferrato con un braccio la vita per poi infilarle la mano dentro le mutandine» e che si sarebbe verificata anche «una penetrazione».

Nel referto del Pronto soccorso del Burlo, dove Annalisa si è sottoposta lo stesso giorno a una visita ginecologica, si parla di «un’abrasione lievemente sanguinante lunga circa 2,5 centimetri» nella zona genitale, cui si aggiungevano «lesioni da grattamento dovute alla dermatite per cui è già in cura». Secondo i medici che l’avevano visitata la descrizione fatta da Annalisa dell’episodio «è coerente con le lesioni riscontrate». Anche il prelievo di Dna, richiesto dal barman stesso ed effettuato sulle mutandine e sui “leggings” della bambina, è risultato essere «fortemente compatibile con quello dell’imputato». Ci sono poi anche altri elementi che emergerebbero dalle indagini della polizia a carico dell’indagato. Ad esempio le immagini riprese dalle telecamere dell’hotel. E le intercettazioni telefoniche del barman al telefono con la moglie, con cui parlava dell’accaduto più volte: «Non c’ero con la testa, hai capito? E la mia paura è che ci sia stato un minimo contatto...».

Al contrario, per la difesa, sono presenti delle contraddizioni nelle dichiarazioni della madre e della bambina. Tra queste il fatto che la minore «al momento della visita medica non presentava nessun segno al polso e nessun riscontro della penetrazione». Anzi, per la difesa «il racconto della minore è intrinsecamente inattendibile». E diverse sono anche le contestazioni sul responso del Dna, rilevate da un consulente di parte, secondo il quale le analisi sono state effettuate in modo errato. La polizia ha sentito anche il titolare di un altro albergo, sulla costa romagnola, dove l’indagato aveva precedentemente lavorato: questa persona, viene specificato, non aveva mai assunto comportamenti che potessero destare preoccupazioni. Il barman, che oggi comunque non lavora più nel capoluogo giuliano, era stato inizialmente sospeso dal Falisia con un atto consensuale.—


 

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