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Il governo congela i rincari dei pedaggi lungo le autostrade: Autovie nel limbo

La concessionaria non compare per ora nell’elenco di spa a cui Roma nega aumenti tariffari. Verdetto solo a fine anno

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TRIESTE Nell’ultima bozza del decreto Milleproroghe, nelle prossime ore sul tavolo del Consiglio dei ministri, compare pure lo stop all’aumento del biglietto al casello, con tanto di allegato delle concessionarie tenute a confermare le tariffe in vigore. Autovie Venete non compare nell’elenco, ma è molto probabile che anche la società regionale non si vedrà riconoscere la richiesta di ritocco del ticket. Per le certezze, tuttavia, si dovrà attendere il consueto decreto di San Silvestro sui pedaggi autostradali.

Stando al testo del provvedimento, i previsti aumenti dal 1 gennaio 2020 slittano di sei mesi. La questione riguarda la maggior parte della rete: quella gestita da Autostrade per l'Italia, la Serravalle, la Brescia-Verona-Vicenza-Padova, l'Autostrada dei Fiori, l'Autostrada ligure-toscana, la Strada dei Parchi. Gli eventuali adeguamenti, tra l’altro, verranno calcolati in base ai nuovi criteri, più favorevoli per gli utenti, fissati dall’Autorità dei trasporti previo aggiornamento, entro fine giugno 2020, dei piani economico-finanziari da parte delle concessionarie. Si tratta di un sistema basato su un diverso calcolo di efficienza delle prestazioni. Per cui potrebbe anche accadere che su alcune autostrade le tariffe diminuiscano anziché rincarare.

Autovie si trova in una situazione ibrida, osservano a Palmanova. La concessione è scaduta e si è appena avviato il processo di trasferimento di competenze ad una Newco interamente pubblica che si vedrà affidare la gestione della rete di competenze per 30 anni. In una fase di transizione come questa non stupisce che Autovie non sia inserita nella lista dell’allegato al Milleproroghe, ma si ritiene verosimile che i contenuti del decreto avranno effetto anche sulla società regionale. Con il risultato di far rinviare all’estate il rincaro che era stato messo in agenda.

Autovie, nell’attesa del nuovo corso di Società Alto Adriatico, ha chiesto al governo di poter alzare le tariffe del tasso di inflazione programmata, che in questo momento vale lo 0,8%, un incremento che i vertici della concessionaria ritengono ammissibile e che si tradurrebbe in aumenti tra 0 e 10 centesimi. Pure stavolta, invece, pare che nulla si muoverà. Proprio come un anno fa. A pochi mesi dal crollo del ponte Morandi, il ministero dei Trasporti respinse infatti le istanze di aumento delle concessionarie in nove casi su dieci (la spuntò solo la Cav). Per quanto riguarda Autovie, la motivazione fu quella di una concessione scaduta il 31 marzo 2017 e dunque la società fu costretta a ritirare la previsione di un rincaro dal 1 gennaio del 1,48%, la somma tra l’adeguamento all’inflazione, quantificata all’epoca nel 1,2%, e il parametro, valutato nello 0,28%, che all’interno del meccanismo del “price cap” comprende una serie di variabili legate alla qualità del servizio, alla pavimentazione e al tasso di incidentalità, alle quali si aggiunge quella correlata al livello degli investimenti che, per Autovie, in tempi di terza corsia, sono estremamente significativi.

A meno di sorprese, la concessionaria dovrà dunque rifare qualche conto. Tra l’altro dopo un esercizio in cui i ricavi da pedaggio sono diminuiti di 2 milioni proprio per il mancato incremento tariffario e il calo del traffico leggero (- 3,5%), Non c’è il rischio di interrompere i lavori in cantieri già finanziati, ma Autovie contava su qualche risorsa in più in per rafforzare il potere contrattuale nei confronti delle banche in vista dei prossimi finanziamenti per un’opera, la III corsia, che il presidente Maurizio Castagna conta di vedere completata entro il 2025. —


 

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