Migrante caduto nell’Isonzo a Gradisca, vane le ricerche del corpo

Nella foto grande carabinieri e vigili del fuoco valutano la situazione sul posto per coordinare al meglio le azioni di ricerca del giovane inghiottito dalle acque dell’Isonzo. In alto a destra un’immagine del luogo dove è avvenuta la tragedia. Nella foto in basso a destra autorità, soccorritori e ospiti del Cara sulle rive dell’Isonzo. Fotoservizio Bumbaca

In azione i vigili del fuoco di Trieste e Gorizia fino al ponte di Sagrado. Impossibile chiudere la diga a Salcano per le piogge in Slovenia

GRADISCA D'ISONZO. Non hanno avuto esito, per ora, le ricerche del 32enne richiedente asilo pakistano ospite del Cara che era stato inghiottito dalle acque del fiume Isonzo a seguito di una tragica caduta avvenuta l’altro pomeriggio nelle zone golenali di Gradisca d’Isonzo. Interrotte alle 17 di mercoledì per il sopraggiungere dell’oscurità, le operazioni sono riprese ieri mattina, giovedì 19 dicembre. Purtroppo senza successo.

Nel frattempo sono state rese note le generalità del giovane: R.A., classe 1988, era precipitato nella corrente gelata, con tutta probabilità nell’incauto tentativo di raggiungere un isolotto che si erge proprio sulla sommità di una barriera artificiale a cascata che ha il compito di arginare la portata del fiume e il flusso della corrente, che in quel punto può essere molto violenta.

Lo stava seguendo un connazionale, A.A., di appena 20 anni. Il ragazzo ha tentato di soccorrere l’amico caduto in acqua, ma ha dovuto desistere per l’impetuosità della corrente. Una volta scattato l’allarme, il secondo giovane è stato ricoverato in ipotermia all’ospedale di Gorizia ma le sue condizioni non destano preoccupazione. È stata invece una giornata di infinita trepidazione per R.A., le cui ricerche condotte dai vigili del fuoco provenienti da Gorizia e Trieste – il giorno prima erano presenti anche i sommozzatori del nucleo specializzato di Venezia – sono riprese attorno alle 9.30.

La squadra di sub e ricercatori, in tutto una decina, ha guadato palmo a palmo l’enorme vasca che dalla zona arginale di Gradisca d’Isonzo si estende sino al ponte che unisce la cittadina della Fortezza alla vicina Sagrado. I vigili del fuoco hanno ispezionato ogni centimetro d’acqua ed ogni anfratto di vegetazione, ma non c’è stato verso di rinvenire il corpo dello sfortunato pakistano.

In mattinata le autorità italiane e slovene si erano anche sentite per addivenire alla chiusura della diga di Salcano, in modo da favorire le ricerche con l’abbassamento del livello del fiume: ma le precipitazioni mattutine nel Paese d’oltreconfine non hanno consentito l’operazione, costringendo i ricercatori a lavorare in condizioni estremamente difficili oltre che pericolose; senza contare il poco tempo a disposizione, dato che la portata d’acqua in quel tratto di fiume a quel punto era destinata ad aumentare ulteriormente.

Alle 11.45 è arrivata l’ufficialità sullo stop alle ricerche in acqua: impossibile proseguire in quel contesto. L’unica speranza di ritrovare in tempi brevi R. A. è che le condizioni meteo migliorino nei prossimi giorni, con un abbassamento del livello dell’Isonzo. Se il corpo è rimasto incastrato in qualche punto dell’enorme “vasca” , sarà meno improbo ritrovarlo. Altrimenti potrebbe essere rinvenuto chissà dove, o forse mai. Concetti crudeli, dolorosi, che la direttrice del Cara Antonina Cardella – sempre presente per tutta la durata delle ricerche – ha dovuto comunicare assieme ai carabinieri della Compagnia di Gradisca al fittissimo capannello di ospiti del Cara che a debita distanza ha seguito in un triste silenzio le operazioni.

Una volta ricevuta la notizia che le ricerche non sarebbero proseguite, i richiedenti asilo hanno lasciato la zona arginale alla spicciolata, attoniti. A quanto si apprende, R. A. era giunto alla struttura per asilanti della cittadina isontina da pochi giorni. Con tutta probabilità non conosceva la pericolosità della zona e le insidie di un Isonzo che ha spesso mietuto vittime fra i più imprudenti suoi frequentatori.

Già in passato altri ospiti del Cara, che quotidianamente frequentano le aree golenali nelle ore diurne per trascorrere il tempo, avevano trovato la morte per annegamento nonostante l’amministrazione comunale e l’ente gestore del centro abbiano da tempo avviato una campagna informativa per informare i migranti del pericolo e della condotta da tenere per frequentare le aree fluviali. 

 

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi