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In 500 al ricordo dei fucilati del ’41 a Opicina: «Blitz dei manifesti intollerabile»

Ferma condanna, dall’Anpi a Dipiazza, al raid di Casapound a Opicina. Qualche fischio per il sindaco

Ugo Salvini
2 minuti di lettura

TRIESTE Una folla di quasi mezzo migliaio di persone ha partecipato ieri, nel primo pomeriggio, alla cerimonia che ogni anno, il 15 dicembre, si celebra a Opicina, nei pressi del poligono di tiro, per ricordare i cinque partigiani sloveni che furono fucilati in quel luogo, nel 1941, per ordine del Tribunale speciale fascista.

A Opicina la commemorazione dell'Anpi in ricordo dei fucilati del '41



Organizzata come di consueto dalla sezione dell’altipiano dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi), la manifestazione quest’anno ha richiamato sul posto un maggior numero di partecipanti, che hanno voluto così rispondere al blitz di venerdì notte, del quale sono stati protagonisti alcuni componenti del movimento di estrema destra Casapound, che hanno affisso sui muri di Opicina numerosi manifesti, nei quali i partigiani uccisi sono definiti “terroristi”. Alla cerimonia ha partecipato anche il sindaco Roberto Dipiazza. Il suo intervento, nel corso del quale ha condannato «il gesto di Casapound, perché – ha spiegato – io sono per la pacificazione di queste terre, per chiudere il complesso capitolo della storia del Novecento, completando un percorso iniziato molto tempo fa», ha provocato qualche fischio, nel momento in cui si è rivolto ai presenti dicendo che «se Casapound non avesse affisso quei manifesti, forse oggi non sareste così numerosi».

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Manifesti di Casapound contro i fucilati del ’41 Condanna di Anpi e Pd]]

«I monumenti come questo – ha detto Dusan Kalc, presidente della sezione di Opicina dell’Anpi – non sono soltanto i custodi della memoria storica e dei valori quali la pace, la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà e la convivenza, ma anche un monito contro i rigurgiti fascisti e nazisti. Ed è per questo – ha proseguito Kalc – che condanno in modo fermo e deciso ciò che è successo nell’oscurità dell’altra notte, quando una famigerata squadraccia fascista della famigerata Casapound ha disseminato Opicina di manifesti che, inneggiando al Tribunale speciale fascista, hanno offeso la memoria dei cinque antifascisti fucilati e, con essi, tutta la comunità slovena, gli antifascisti e i democratici».

All’appuntamento hanno partecipato ancora una volta anche i rappresentanti della sezione dell’Associazione del Fante di Villorba, cittadina veneta nella quale i corpi dei cinque fucilati furono trasportati subito dopo l’esecuzione e dove anni fa è stato alzato un piccolo monumento in loro memoria. A bordo di una corriera, in poco meno di una trentina, hanno raggiunto Opicina. «Oggi, in particolar modo dopo quello che è successo – ha sottolineato il loro presidente Sergio Amadio –, era necessario fossimo qui con gli amici dell’Anpi». Patrick Zulian, del Comitato nazionale dell’Anpi, ha ribadito la richiesta di «applicare la Costituzione, che è permeata di principi antifascisti». Compatto e ampio il fronte di quanti hanno chiesto che si apra un’indagine sull’operato di Casapound, «i cui componenti si sono macchiati del reato di apologia del fascismo», e che «tale organizzazione sia sciolta». Ne fanno parte l’Anpi di Trieste, rappresentata ieri dal presidente Fabio Vallon, la Cgil del Friuli Venezia Giulia, con la segretaria confederale regionale Rossana Giacaz, Rifondazione comunista. Per il Pd ieri è stata presente la senatrice Tatjana Rojc. —


 

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