Più “portoghesi” all’alba: sui bus scattano le retate dei controllori-mattinieri

Un controllo a bordo di un bus (Silvano)

Reportage a bordo tra le 5.30 e le 7.30 durante uno dei nuovi blitz anti-evasori. È in questa fascia oraria che si concentra infatti la presenza più alta di furbetti

TRIESTE Buio pesto e freddo pungente. Alle cinque di un giovedì mattina d’inverno, ancora prima dell’alba, i bus non sono gremiti ma, rispetto al resto della giornata, è possibile riscontrare una maggiore percentuale di “portoghesi”. Sì, perché è tra le 5.30 e le 7.30 che sui mezzi di Trieste Trasporti si concentra la presenza di persone senza biglietto.

Era, fino a pochi giorni fa, una “zona franca”, poco battuta dagli agenti verificatori. Lo ha constato l’azienda stessa, che ha programmato, a partire già da questa settimana, maggiori controlli. Ma attenzione: l’agente verificatore – popolarmente chiamato “controllore” – può anche lavorare in borghese, anche se ha l’obbligo di esibire il cartellino con le proprie generalità. Basta leggere alcuni dati dell’azienda per capire che è tutto vero. «Nelle ore centrali della giornata – spiega infatti Michele Scozzai, responsabile della comunicazione di Trieste Trasporti – il numero medio di sanzioni per autobus controllato è di 0, 2 mentre prima delle 7 del mattino il dato sale a 1,7».

II controllori del bus tra bigliietti e scuse assurde



Il Piccolo è salito così a bordo degli autobus per toccare con mano questa situazione. Nel giro di due ore, proprio dalle 5.30 alle 7.30, su quattro veicoli diversi – quelli delle linee 37, 20, 22 e 9, che percorrono tragitti da Cattinara a Via Flavia, da via Battisti alle Rive – sono state elevate sei sanzioni, con una media quindi di 1, 5 verbali per bus. I multati sono tutti uomini. Operai, per la maggior parte, che andavano a lavorare. I prezzi da pagare non sono poi così bassi, tanto che quasi quasi converrebbe farsi un abbonamento: se il pagamento viene effettuato entro 15 giorni, la “spesa” è di 70 euro, che diventano successivamente 210 euro. «La percentuale di persone che paga entro i 15 giorni però è pari al 27%», sottolinea Scozzai: «Gli importi non pagati entro 15 giorni dallo scorso novembre vengono direttamente trasferiti all’Agenzia delle Entrate».



Ecco - dunque - che Trieste Trasporti ha deciso di aumentare i controlli. Una scelta presa a fronte anche di altri dati, che hanno dimostrato come una maggiore frequenza degli agenti verificatori – ora presenti 20 ore su 24 (dall’una alle quattro del mattino i bus non circolano) – comporti una minore trasgressione delle regole. A partire dal mese di agosto 2018 infatti è cresciuta significativamente l’attività di contrasto all’evasione tariffaria da parte dell’azienda: da una media di 1.598 ore di controlli al mese fra gennaio e luglio 2018, si è passati a una media di 2.349 ore al mese fra agosto 2018 e novembre 2019 (con un aumento in termini di ore del 47%).

L’impatto è stato importante anche come numero di sanzioni, che nei primi 11 mesi di quest’anno sono state 13.539 contro le 12.178 nello stesso periodo del 2018 (+11,17%). Anche se, proprio da agosto, c’è stato un calo delle multe, che in media è stato del –17%. «L’evasione stimata, da un dato del 2016, è del 10%. La percezione però è che negli ultimi due anni le cose stiano pian piano migliorando», spiega Scozzai: «Sta crescendo l’apprezzamento della clientela per la qualità del servizio, come testimoniano focus group e indagini di customer satisfaction, per tre sessioni all’anno, e, ovviamente, quando cresce l’apprezzamento, anche il biglietto si paga più volentieri. I 67,5 milioni di passeggeri all’anno che fruiscono dei nostri servizi sono d’altronde un grandissimo patrimonio per noi e possiamo solo esserne fieri: ecco perché consideriamo ogni sanzione un piccolo fallimento. Per tutelare la qualità del servizio e soprattutto coloro che pagano regolarmente il biglietto, l’azienda sta contrastando con fermezza ogni tipo di trasgressione».

Questa attività di controllo dunque non vuole far passare gli agenti verificatori come degli sceriffi. Aggiunge infatti Scozzai: «Stiamo continuando a investire in modo consistente sul territorio, al quale riteniamo di dovere molto, ma in cambio pretendiamo correttezza e rispetto delle norme». L’obiettivo è dunque raggiungere il 4% fisiologico di multe elevate. Anche perché, sul groppone di Trieste Trasporti, pesa ben più del milione di euro di sanzioni non pagate.

«Non trovo il biglietto». «Ho dimenticato il documento». «Li ho dimenticati a casa». E ancora: «Non ho avuto il tempo di acquistare il biglietto». Sono alcune delle scuse che chi non ha il documento di viaggio - come anche il Piccolo ha avuto modo di verificare ieri di primo mattino - spesso inventa. C’è anche chi oblitera il ticket appena vede il controllore.

Un copione visto e rivisto dagli agenti verificatori che ieri mattina, in tre, si aggiravano tra le facce assonnate dei triestini pronti per andare al lavoro, ma tutto d’un tratto sbalordite nel vedere uomini in borghese trasformarsi in agenti verificatori. Il biglietto nell’obliteratrice all’ultimo secondo non è sfuggito all’occhio osservatore del controllore che, sulla linea 9, ha sanzionato uno dei sei uomini. «In tanti oggi ci dicono che non hanno il biglietto o che l’hanno dimenticato a casa.

Ma gli utenti – evidenzia un controllore – non sono ovviamente tutti così». C’è infatti anche chi, fiero, mostra il proprio abbonamento, che è il documento di viaggio più diffuso a queste ore del mattino. L’attesa di trovarsi in mano la multa non è mai piacevole. C’è chi bara e detta generalità false. Il verificatore può chiedere la carta d’identità, ma in Italia non è obbligatorio esibirla. Spesso, quando i ragazzini vedono i controllori salire sugli autobus, scendono di corsa dai mezzi. Se vengono acchiappati, però, la maggior parte delle volte forniscono false generalità: fanno parte di quella percentuale di persone che non si riesce a intercettare perché dà nome o indirizzo falso e che è mediamente del 10% (7,5% nel 2019, 17% nel 2018).

Se invece ci si rifiuta di farsi identificare, ecco che s’incappa in una situazione ancor più grave. Come è successo ieri mattina, quando all’altezza di via Battisti un ragazzo non ha voluto saperne di dare i propri dati. È scattata dunque la chiamata alle forze dell’ordine. «Una routine quotidiana», specificano i controllori: «Succede almeno una volta al giorno». In pochissimi minuti i carabinieri hanno raggiunto i dipendenti di Trieste Trasporti, che nel frattempo avevano seguito il giovane fino a via Mazzini. «Abito in via... al numero 9», ha detto il trasgressore. Caricato in auto, i militari dell’Arma lo hanno comunque portato a casa per verificare i documenti. La multa ormai era presa. Tutto questo per non aver pagato un euro e 30 centesimi.—


 

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