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In Ungheria la legge-museruola sui parlamentari “maleducati”

Espulsione per 60 giorni, multe e tagli fino a un anno di stipendio per chi intralcia i lavori dell’Aula. L’opposizione: vogliono metterci il bavaglio

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BUDAPEST Nell’Aula gli animi si scaldano, alcuni parlamentari della minoranza sbraitano e urlano epiteti irripetibili all’indirizzo dei colleghi di maggioranza, altri insorgono e quasi vengono alle mani, altri ancora innalzano cartelli di protesta. Sono scene frequenti, in moltissimi Parlamenti in tutto il mondo, Italia in testa: comportamenti a volte esecrabili, spesso però parte del “gioco” democratico. Ma dovrebbero diventare rarissimi – se non scomparire del tutto – nell’Ungheria del leader populista Viktor Orban, Paese che ha fatto un ulteriore passo, secondo i critici, verso l’indebolimento dello stato di diritto.

Lo ha compiuto al Parlamento di Budapest, dove 135 deputati della maggioranza al potere hanno votato a favore – i contrari sono stati 54 – dei controversi emendamenti ai regolamenti parlamentari fortemente voluti dal governo. Emendamenti che introducono «pene più severe» per i parlamentari che violano le regole dell’Aula, ha illustrato l’agenzia magiara Mti.

Quali i comportamenti che saranno messi all’indice? Molti, che sono stati spesso osservati al Parlamento magiaro, dove l’opposizione ha di frequente scelto strategie forti per criticare leggi e norme sostenute dal premier Orban. Comportamenti come l’azione di «disturbo durante i discorsi» di altri parlamentari o delle «attività della presidenza» del Parlamento, ma anche l’intralcio «alle sessioni parlamentari» o ai lavori dei deputati, tutte condotte che saranno ora punite «con l’espulsione» dall’Aula. Se il deputato che riceverà cartellino rosso non rispetterà l’ordine «immediatamente, sono previste più serie punizioni», ha aggiunto la Mti. «In casi che includano violenza fisica o minacce, l’espulsione potrà essere prolungata fino a 24 sessioni parlamentari o a 60 giorni di stop, ma sono possibili anche salate multe pecuniarie contro i “maleducati”. Ancora più pesante è la sanzione prevista per chi ostacoli in maniera pesante i lavori parlamentari, magari ostentando cartelli in Aula, davanti alle telecamere: per loro si parla di possibilità di taglio dello stipendio da sei mesi a un anno. Infine, i parlamentari dovranno chiedere il permesso per controllare istituzioni pubbliche, un’importante funzione ispettiva ora a rischio.

Si tratta di norme necessarie per evitare casi di «maleducazione senza pari» come quelli che sarebbero stati osservati in passato al Parlamento magiaro, ha spiegato Máté Kocsis, capogruppo del Fidesz di Viktor Orban, che ha stigmatizzato anche comportamenti «selvaggi» di esponenti dell’opposizione. Si tratta con alta probabilità di riferimenti, ad esempio, al cartello «mente perché ha rubato troppo» che il deputato Akos Hadhazy ha mostrato durante un discorso di Orban; ma anche delle maschere nere indossate dai rappresentanti della minoranza durante la discussione in Aula della contrastata riforma dei finanziamenti alla cultura, poi approvata martedì in versione edulcorata anche grazie alle massicce proteste di piazza dei giorni scorsi. O ancora ai fischietti e alle sirene, all’intonazione dell’inno nazionale e al blocco dell’accesso allo scranno della presidenza nel corso delle proteste contro la “legge schiavitù”, l’anno scorso.

Ma l’altra campana suona in maniera completamente diversa. L’opposizione ha infatti denunciato niente di meno che la «legge bavaglio», mentre la stampa di sinistra ha definito le norme liberticide un tentativo di «minacciare e silenziare l’opposizione». Opposizione che promette battaglia. Annunciando di far arrivare la questione – potenzialmente esplosiva - fino alla Corte costituzionale.—


 

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