Illycaffè pronta a cedere una quota di minoranza per crescere negli Usa

TRIESTE. Illycaffè sarebbe pronta a cedere una quota di minoranza per crescere negli Usa. Sarebbe questo, secondo l’agenzia Bloomberg, il piano della famiglia Illy per lo sviluppo del business oltreoceano della storica azienda triestina. Sul tavolo degli advisor di Goldman Sachs ci sarebbe un progetto di cessione fino al 20 per cento del capitale, nell'ambito di un'operazione che dovrebbe valutare la compagnia nel suo complesso sopra il miliardo di euro.

Era stato lo stesso Andrea Illy, come avevamo già riportato nelle scorse settimane, a indicare la volontà di cercare un partner negli Usa per crescere in quel mercato. Ora sarebbe stato definito il target fino al quale la famiglia è disposta a scendere nel capitale della società per aumentare la presenza nel segmento retail d'Oltreoceano che per il gruppo triestino rappresenta un obiettivo di espansione. La ricerca di un partner avrebbe l’obiettivo di espandere l’attività nel mercato Usa dopo aver ampliato la rete di vendite nelle vie dello shopping, nei musei e negli aeroporti.

No comment da Trieste, riporta Radiocor, sulla valutazione della quota. Bloomberg sottolinea le radici storiche di Illycaffe, fondata nel 1933 da Francesco Illy, è oggi guidata dalla terza generazione della stessa famiglia. La società ha registrato vendite per 483 milioni di euro nel 2018 ed opera in oltre 140 paesi. Gli Stati Uniti sono il secondo mercato dopo l’Italia, con una quota di mercato che si aggira intorno al 20% delle vendite totali, ma con una presenza nel retail limitata.

Secondo Bloomberg, che cita fonti vicine al dossier, l’operazione avrebbe l’effetto di rilanciare anche oltreoceano il marchio italiano, in cerca di nuovi sbocchi sul mercato Usa finora dominato da Starbucks. La ricostruzione dell'agenzia americana parla di una doppia possibilità: o la vendita di nuove azioni (quindi un aumento di capitale) sia la vendita diretta di un pacchetto di quelle esistenti. Si aprirebbero così le porte in Usa per uno «dei brand più ambiti del caffè» dice ancora Bloomberg e una delle maggiori torrefazioni indipendenti ancora sul mercato.

D'altra parte, la terza generazione al comando dell'azienda del 1933 ha già respinto le avances di colossi quali Jab e Nestlé per difendere la propria indipendenza. Proprio Jab è stato uno degli attori più vivaci nel mercato da quasi 90 miliardi di dollari della bevanda, con 30 miliardi spesi per aziende quali Keurig Green Mountain e Peet’s. Nestlé non è stata da meno, con un colpo ad effetto quali i diritti per la commercializzazione dei prodotti a marchio Starbucks Corp.

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