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Donna travolta e uccisa a Gorizia, sequestrato il cellulare

Gli inquirenti vogliono capire se l’automobilista, indagato per omicidio stradale, stesse telefonando mentre era alla guida

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GORIZIA. Non solo l’Alfa Romeo Mito posta sotto sequestro. Ma pure il cellulare di P.G., 34 anni, goriziano, che era alla guida della vettura che ha travolto e ucciso Giuseppina Brisco mentre attraversava via Leoni. A deciderlo i carabinieri del Nucleo radiomobile di Gorizia. Vogliono analizzare il telefonino, attraverso un accertamento tecnico, con l’obiettivo di verificare, in quei frangenti, quando cioé la donna è stata investita, se l’automobilista stesse telefonando o, comunque, utilizzando l’apparecchio per rispondere a qualche sms. Quella della distrazione è, infatti, la via maestra delle indagini per almeno due serie di motivi.

In primis, l’automobilista non era affatto ubriaco: l’alcoltest, effettuato nell’immediatezza, ha infatti dato esito negativo, come confermano i militari dell’Arma. In seconda battuta, pare che a quell’ora non ci fossero problemi di visibilità: non pioveva, non c’era nebbia e l’angolazione del sole pare non compromettesse o rendesse difficoltosa la guida. Ma, in questo caso, si tratta di una circostanza ancora da verificare.

Non aiuta il fatto che, in zona, non ci siano telecamere che sarebbero state sicuramente uno strumento preziosissimo per ricostruire gli attimi antecedenti al tragico incidente. E non è stato nemmeno chiarito con certezza se la donna stesse attraversando sulle strisce pedonali o in prossimità delle stesse. Ecco perché il lavoro dei militari dell’Arma non si presenta particolarmente facile e lineare.

L’urto, come evidenziato ieri, era stato secco e violentissimo, tant’è che il corpo della donna era stato sbalzato decine di metri più in là. Sul luogo dell’incidente anche il carrellino che Giuseppina Brisco era solita utilizzare per la spesa: carrellino che era stato trovato da tutt’altra parte rispetto alla posizione del corpo esanime della donna.

L’allarme era stato dato dallo stesso investitore che aveva seguito a distanza, comprensibilmente ammutolito e affranto, tutte le tappe dei soccorsi. E oggi si ritrova ad essere indagato per “omicidio stradale” con tutto ciò che ne consegue. Sul posto erano intervenuti i sanitari del 118 con un’ambulanza e un’automedica. La zona dell’incidente era rimasta chiusa a lungo per consentire il tentativo di rianimazione della paziente.

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