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Gorizia nega la cittadinanza a Liliana Segre: «È il vessillo della Sinistra». E scoppia la bufera

Cassata la proposta dell’opposizione con la maggioranza astenuta meno cinque. Contromozione del centrodestra in favore dell’Unione delle comunità ebraiche

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Liliana Segre 

GORIZIA Occorrevano 28 voti per conferire la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, la senatrice a vita sopravvissuta ad Auschwitz. Al termine di un dibattito (anche aspro in certi momenti) durato quasi quattro ore e mezzo, alle 23.23 è arrivata la fumata nera: 21 sì (la maggioranza ma insufficiente), 15 astensioni, 5 assenti. Assieme all’opposizione ha sostenuto la mozione presentata con grande partecipazione emotiva da Rosy Tucci di “Gorizia è tua” anche qualche esponente di maggioranza: i leghisti Stefano Altiner (quello dell’orientamento antisemita), Andrea Tomasella, Franco Zotti e Serenella Ferrari, Riccardo Stasi (Progetto Fvg). Ma servivano i voti favorevoli dei due terzi dell’aula.



Perché non si è trovata la quadratura su una richiesta assolutamente condivisibile e che puntava ad ottenere l’unanimità, senza bandiere, senza divisioni? Il centrodestra si è opposto al “simbolo”, al “vessillo” Segre. Ha proposto una contromozione a firma Fabio Gentile (Forza Italia), migliorativa secondo il punto di vista della “maggioranza della maggioranza”, che prevedeva la cittadinanza all’Unione italiana delle comunità ebraiche a patto, però, che non ci fosse il nome della Segre.

A spiegare i motivi del no, anzi dell’astensione, lo stesso sindaco Rodolfo Ziberna. «Non passi il concetto che siamo contro la comunità ebraica perché i fatti dimostrano il contrario. Semplicemente, volevamo prevalesse il primato del contenuto sulle bandiere. Guai a cercare di etichettare ciò che deve essere patrimonio comune e non “occupato” per fini politici. La senatrice Segre, suo malgrado, si è trovata catapultata al centro dell’attenzione e non si sarebbe mai immaginata di trovarsi lì. Purtroppo, in questa fase, la senatrice a vita viene utilizzata politicamente, viene strumentalizzata, usata come vessillo. E noi volevamo togliere questo vessillo, non volevamo sporcare con la politica ciò che non deve essere sporcato politicamente. Ci sarebbe piaciuto - le sue parole - una mozione unitaria di tutto Consiglio: abbiamo proposto alla Tucci di approvare un documento in cui non c’era il simbolo-Segre. Avremmo voluto scrivere a quattro mani un documento della città, condiviso, non di parte, ma niente. Noi proponiamo di conferire la cittadinanza onoraria all’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) perché le rappresenta tutte, il simbolo vero è questo. Nel prossimo Consiglio comunale discuteremo la nostra mozione e vedremo come si comporterà l’opposizione».

Ziberna fa anche sapere che scriverà una lettera alla senatrice a vita. «La inviterò a Gorizia e le daremo il sigillo trecentesco della città».

Non molto diverso ma più tranchant l’intervento di Fabio Gentile (Forza Italia). «L’ostinazione - attacca - di veder il nome della senatrice a vita Liliana Segre fa naufragare un possibile accordo per la concessione della cittadinanza onoraria alle Comunità ebraiche italiane. Ho presentato una mozione in tal senso che spero anche chi voleva la Segre cittadina onoraria, senza se e senza ma, potrà valutare se votare. Se l’intento dei presentatori (Tucci prima firmataria) era quello di condannare razzismo ed antisemitismo, credo che la mozione di cui sono primo firmatario era molto più articolata e motivata, ricordando i goriziani e la storia della nostra città da sempre “Italiana, concorde e tollerante” (Graziadio Isaia Ascoli) anche grazie alla sua comunità ebraica».

Prosegue il capogruppo forzista: «Si è voluto, invece, seguire la moda della concessione della cittadinanza alla senatrice Segre, collezionista di cittadinanze onorarie a questo punto visto le molte città (sopratutto con amministrazioni di sinistra) che gliel’hanno concessa. Devo notare purtroppo, in una discussione accesa ma sempre corretta, la veemenza verbale, l’astio e l’esagerazione dei toni del consigliere comunale Picco del Forum. Invito il sindaco a valutare se, in questo caso, non sia possibile valutare un’azione legale nei confronti di chi si professa pacifista ed in aula invece usa armi che oltrepassano la correttezza e l’educazione verbale».

Conclude Gentile: «Atteggiamenti come quelli di Picco, spesso in sintonia anche con altri esponenti dell’estrema sinistra goriziana, rendono un dialogo civile impossibile. E trascinano anche altri consiglieri forse meno esperti a seguire le gesta (spero non le parole) dell’estremista del Forum e della sua claque di nostalgici della peggiore dittatura, quella comunista». —


 

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