Ma Trieste guida a Nord Est per il recupero e il riciclo dei diversi tipi di materiale

I dati del dossier di AcegasApsAmga relativo al 2018: il 96,8% di quanto viene correttamente conferito è reimmesso nel percorso circolare. Verde, legno, ferro e organico vicini al 100%

TRIESTE. Nel 2018 sono stati recuperati quasi tutti i rifiuti differenziati raccolti sul territorio di Trieste. Eppure resta ancora molto da fare per sfruttare al massimo lo schema virtuoso dell’economia circolare: una buona parte delle immondizie infatti viene ancora gettata senza seguire i criteri di suddivisone previsti.

Sono questi alcuni dei dati emersi dall’ultimo rapporto 2018 di AcegasApsAmga “Sulle tracce dei rifiuti”, giunto nel Nord Est alla sesta edizione, che riporta i numeri e il percorso delle singole filiere della raccolta differenziata nei territori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto serviti dalla multiutility. Il dossier risulta essere certificato dall’ente internazionale indipendente DNV-GL, che ha valutato l’attendibilità delle informazioni qualitative e quantitative relative all’anno scorso.

Nel capoluogo giuliano la percentuale di raccolta differenziata dunque avviata a recupero si attesta al 96,8% (156 chili/abitante), una cifra che risulta essere sopra la media registrata nei territori in cui opera a Nord Est AcegasApsAmga (95,5%). Quindi la quantità di rifiuti scartata dagli impianti nel processo di recupero (perché, ad esempio, non idonea a essere riciclata o inquinata da corpi estranei) è stata complessivamente di appena il 3,2%.

Nello specifico, i materiali che riescono a essere recuperati a Trieste al 100% sono il verde (sfalci e ramaglie), il legno, il ferro e l’organico. Seguono la plastica con il 99,3% (di cui il 42, 8% riciclato e il resto a recupero energetico) e il vetro con il 92,3%. Risultati dunque positivi, che si abbinano a quelli generali riguardanti i territori del Fvg e del Veneto serviti dalla multiutility: su 111 mila tonnellate di rifiuti differenziati raccolti nel 2018 (senza considerare i rifiuti indifferenziati) il 95,5% è stato appunto recuperato.

Attraverso il report si scopre poi che il tasso di riciclo corrisponde al 47% (213 chili pro-capite, il 2% in più rispetto al 2017). Questa percentuale indica quanto materiale differenziabile venga effettivamente riciclato. Di conseguenza, resta ancora un 48% sul totale che riguarda invece i rifiuti che potrebbero essere differenziati ma che sono stati conferiti al contrario nei contenitori dell’indifferenziato. Ad esempio, il 56% della plastica come anche il 47% della carta vengono erroneamente conferiti nel secco dai cittadini. E ancora il 40% del vetro e il 48% dell’organico e verde finiscono nell’indifferenziato.

Il restante 5% sul totale degli indifferenziati riguarda invece materiali estranei presenti nella raccolta differenziata, che non è stato possibile riciclare, e una parte di plastica difficilmente riciclabile che, quando possibile, è stata valorizzata e utilizzata per produrre energia. Sul tema del riciclo comunque la multi utility s’impegna, assieme alle istituzioni, a sensibilizzare i cittadini, anche perché il tasso di riciclo è uno dei nuovi parametri fissati dall’Unione europea per la promozione e lo sviluppo dell’economia circolare: l’obiettivo da raggiungere entro il 2025 è stato stabilito al 55%.

L’occhio resta dunque puntato alla riduzione dei rifiuti, privilegiando il riuso grazie ad esempio ai progetti “Scart”, “I sabati ecologici e del riuso”, la raccolta di alimentari esausti e il coinvolgimento dei cittadini attraverso l’applicazione “Rifiutologo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Arrosto di maiale con funghi e castagne

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi