Una città, i film e le sue anime 

Trieste e il cinema. Oggi in omaggio

Inizia un viaggio senza titoli di coda

«Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai, o forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà».

È il cinema, bellezza (avrebbe detto Humphrey Bogart, se ne L’ultima minaccia avesse impersonato un regista o uno sceneggiatore e non un giornalista). Oppure è Trieste: una continua ricerca della propria definizione, della propria realtà, sovrapponendo l’immagine di sé rivelata a un’altra e un’altra ancora, proprio come diceva Michelangelo Antonioni parlando della settima arte, la sua. E l’arte di tanti, tantissimi, un numero incredibile. 

E l’arte di tanti, tantissimi, un numero incredibile, che nei decenni hanno fatto cinema a Trieste o partendo da Trieste, scegliendo Trieste come musa ispiratrice, come fondale di scena o trasformandola in un luogo altro, diverso e lontano ma che solo a Trieste (o in nessun posto meglio che a Trieste) poteva essere inventato. 

Le mille città in una, le mille anime di una città, che si esprimono nelle diversità urbanistiche, architettoniche, storiche, etniche: creando l’irripetibile, esattamente come il cinema fa da sempre. 
Da oggi, 9 dicembre, dal lunedì al venerdì, Il Piccolo regala ai suoi lettori i 12 fascicoli di “Trieste e il cinema”, libro ideato e curato da Cappella Underground in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste. 
 
 
È una soddisfazione poter aiutare a conoscere e condividere quest’opera unica, tanto sorprendente quanto ricca: di storie, di personaggi, di aneddoti ma anche, e forse soprattutto, di chiavi di lettura della città e del territorio che la circonda. 
Un libro capace di dire, attraverso una ricostruzione storica meticolosa e appassionata, come questa terra abbia saputo essere protagonista principale o anche umile comprimaria in decine e decine di film. 
Come abbia posto domande e insieme offerto risposte ai maestri del grande schermo: senza lasciarli ripartire da qui uguali, contaminandone l’idea originaria, piegandola spesso alla propria misteriosa e mutevole essenza, che, proprio come il vento di qui, penetra e scuote. 
 
 
Facendo sì che ogni pellicola in qualche modo venuta a contatto con le Rive o la roccia avesse un segno distintivo, riconoscibile al primo sguardo e capace di aggiungere alla storia narrata un respiro inusuale, il flash di una luce che nessun mago della fotografia da solo avrebbe saputo creare. Con il suo fascino come con la sua poetica “scontrosa grazia”, con il disincanto e insieme la severità: quella che magari spinse Tinto Brass a celebrare due giganti della critica cinematografica mettendo i loro nomi (e scambiandone i cognomi) su un monumento ai caduti e dispersi in guerra nella scena finale di Miranda: Tullio Kezich (che la prese male) e Callisto Cosulich (che accettò lo scherzo), due triestini. 
 
Potenza e sorriso del cinema: negli ultimi anni è tornato a fare di Trieste una delle sue capitali, una delle location più ricercate per produzioni nazionali e internazionali. Segno che la storia narrata in questo libro non si interrompe, anzi; che il piano sequenza prosegue, perché non si tratta di un semplice occasionale episodio, ma di un rapporto consolidato e capace di regalare nuove suggestioni ed emozioni, altra arte. 
Segno che c’era bisogno di un libro così, da gustare dai titoli di testa a quelli di coda, liberi di immaginare ogni possibile sequel. Ciak, si gira: da domani in edicola, in regalo per tutti con Il Piccolo. —
 
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