Franceschini “scongela” la riforma dei musei

Il castello di Miramare

Dopo lo stop di inizio settembre, nella nuova riorganizzazione del ministero Miramare torna ad avere la regia su Aquileia e Cividale. Gibelli: «Stupita»

TRIESTE Congelata in via «cautelativa» a inizio settembre dall’allora neoministro dei Beni culturali Dario Franceschini, riemerge - almeno per quanto riguarda lo scenario del Friuli Venezia Giulia - la riforma i cui decreti attuativi erano stati firmati dal predecessore Alberto Bonisoli in pieno agosto. E torna così alle viste quella riorganizzazione della rete museale pubblica che per la nostra regione significa in sostanza fare del Museo di Miramare il punto di riferimento del polo museale regionale, che di fatto viene superato.



Sotto la responsabilità della direttrice di Miramare Andreina Contessa vanno dunque a ricadere il Museo archeologico nazionale di Cividale, il Museo archeologico nazionale e la cripta degli scavi della Basilica di Aquileia, il (futuro) Museo nazionale di archeologia subacquea di Grado e il Museo paleocristiano di Aquileia. Regia affidata a Miramare e al suo vertice, dunque, e non più all’attuale direttore del polo Luca Caburlotto.



A confermarlo sono gli uffici dello stesso ministero, nell’ambito del decreto di riorganizzazione del Mibac (la terza dal 2014) presentato ieri da Franceschini dopo essere stato approvato dal Consiglio dei ministri. Un corposo testo di una sessantina di pagine che accompagna per altro il ritorno del Turismo ai Beni culturali, introducendo una serie di novità a livello nazionale, fra le quali rientrano sette nuovi musei autonomi e tre nuove soprintendenze archivistiche e bibliografiche; nonché una inedita Soprintendenza nazionale del Mare. In ogni caso nessuna «controriforma», ha precisato ieri il ministro, parlando anzi di un «lavoro in continuità» anche con il predecessore Bonisoli.



Resta da chiarire - non essendo il testo del decreto ancora disponibile - quali siano le conseguenze concrete della riorganizzazione in Fvg, in termini di risorse finanziarie e umane connesse ai nuovi carichi di lavoro, nonché di indipendenza delle altre strutture della direzione. Ma intanto, un primo commento arriva dall’assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli. Che tanto si era detta «contenta» del congelamento settembrino dei decreti attuativi da parte di Franceschini, quanto ora si dice «molto stupita» della novità. Una novità - premette - «su cui non ho avuto alcuna comunicazione ufficiale: e sì che sono anche coordinatore degli assessori regionali alla Cultura...» Di qui lo «sconcerto», anche per il fatto «molto strano che non vi sia stato un passaggio in Conferenza delle Regioni».



Ma per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, Gibelli mette subito in chiaro alcuni punti. Innanzitutto la struttura di Aquileia deve passare alla omonima Fondazione: «Fatto tutto il lavoro burocratico, affrontiamo ora un passaggio che non è certo in discussione, in base alla convenzione che fu firmata proprio con Franceschini ministro, nel 2018: e non credo che il ministro possa rimangiarsela».

Per quanto riguarda poi Cividale, prosegue l’assessore, «il problema è già stato posto dal presidente Fedriga nel quadro del tema dell’ampliamento dell’autonomia della nostra Regione, e ribadito anche in occasione del recente incontro con il ministro Boccia: da parte della Direzione cultura c’è l’espressa richiesta di far rientrare Cividale - e anche Miramare - sotto la sfera di gestione della Regione». E anzi «è già stato inviato in proposito un documento chiedendo l’attivazione di un tavolo in cui si ragioni sul trasferimento di proprietà - o almeno sulla gestione - dei due siti», ricorda Gibelli. —


 

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