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Foibe, Fdi alza il tiro. I prof: «No a ingerenze»

Il partito di Meloni porta il caso in Parlamento: «Scoccimarro vittima di bavaglio». Gli storici: «Ognuno faccia il suo mestiere»

TRIESTE Rimane viva la polemica scoppiata attorno all’intervento dell’assessore regionale all’Ambiente Fabio Scoccimarro sulla prolusione dello storico Raoul Pupo nel corso del convegno “Novecento – Un secolo in bilico tra fragori di guerra e tentativi di pace”. Il fatto, accaduto lo scorso martedì mattina nell’auditorium del Centro di Fisica di Miramare, è avvenuto in occasione di un dibattito organizzato dall’associazione “Radici & futuro”, destinato a una serie di scuole cittadine e a tre istituti superiori della minoranza italiana in Istria. In questa sede il titolare della delega all’Ambiente aveva interrotto Pupo durante la sua prolusione perché non stava citando i 42 drammatici giorni di occupazione titina di Trieste e della Venezia Giulia, mettendo in dubbio l’imparzialità della sua analisi storica. «Ci stavo arrivando», la replica.



L’episodio - all’apparenza smorzato sul nascere - ha poi avuto uno strascico pochi minuti dopo a causa di un battibecco avuto dallo stesso Scoccimarro con un paio di insegnanti delle superiori cittadine presenti al convegno. Da qui il rinfocolarsi delle polemiche. Da un lato si schiera Fratelli d’Italia, che attraverso il senatore Luca Ciriani e il deputato Walter Rizzetto oggi, giovedì 5 dicembre, interrogheranno nientemeno che il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, dall’altra c’è il mondo accademico e della ricerca, da dove si invita ancora una volta la politica a non fare invasioni di campo e a rispettare la laicità delle tematiche.

Sempre il partito di Giorgia Meloni, attraverso una nota diramata ieri dal gruppo regionale di Fdi in Regione, stigmatizza «il tentato bavaglio ideologico di cui è stato vittima l’assessore Scoccimarro». Nella nota si legge che «è inaccettabile che ancora oggi certe persone non ammettano opinioni e idee diverse dalle loro». Il riferimento è appunto al dibattito “focoso” avuto ai margini dell’incontro tra l’assessore Scoccimarro e i due professori. Alla conferenza, come detto, era presente Raoul Pupo, accusato nei mesi scorsi dalla giunta Fedriga di essere un riduzionista rispetto al dramma delle foibe.

«Se c’è stata polemica non l’ho attizzata di certo io», sottolinea lo stesso Pupo: «La rimostranza di Scoccimarro è frutto di un equivoco. Il mio intervento seguiva un filo logico che iniziava parlando della situazione internazionale per arrivare al 1954 e poi riprendeva la fase locale a partire dal 1945. Dell’argomento foibe semplicemente ne parlavo dopo, in riferimento a quello che è accaduto nel territorio. Scoccimarro – conclude Pupo – è stato insomma un po’ impaziente».

Ma cosa ne pensa per l’appunto il mondo accademico riguardo l’invasione della politica negli ambiti propri degli storici? «Non posso entrare nel merito avendo appreso dell’accaduto solo attraverso la stampa – spiega il collega di Pupo, Roberto Spazzali – ma rimango sempre dell’opinione che ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere e non mescolare le competenze. Come non manco mai di sottolineare il fatto che riguardo questi temi c’è sempre una sovralimentazione emotiva che finisce con l’inficiare l’argomento del dovuto equilibrio. In tal senso suggerirei di iniziare a fare come gli studenti – ammonisce ancora Spazzali – i quali hanno un grande desiderio di conoscere senza pregiudizi». Sulla falsariga di Spazzali anche l’opinione di un altro storico, Patrick Karlsen: «Il professor Pupo rappresenta una delle massime autorità sulle tematiche inerenti le vicende del confine. Va detto che negli ultimi anni il livello della conoscenza su foibe ed esodo è aumentato molto, ciò non toglie che è sempre auspicabile che la politica rimanga fuori dal dibattito proprio degli storici».—


 

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