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All’associazione “Seghizzi” l’eredità musicale di Cecilia

Lo prevede il testamento dell’insegnante e compositrice letto dal notaio Hlede Agli amici Tavano e Marinotto alcuni dipinti, altri destinati a un’asta benefica

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Il materiale musicale va all’associazione che porta il nome di suo padre, Augusto Cesare, quello pittorico, invece, formato per lo più da acquarelli, agli amici Sergio Tavano e Franch Marinotto. È quanto ha disposto Cecilia Seghizzi, scomparsa nei giorni scorsi a 111 anni, in un testamento olografo che è stato letto negli scorsi giorni nello studio del notaio Hlede di Gradisca.

Per il resto, come si poteva immaginare, non sono emerse proprietà in località turistiche straniere abitualmente frequentate dal jet set, né lussuosi yacht, né quadri di valore stellare. Era, la signora Cecilia, pur sempre una pensionata, e la sua pensione era quella di un’insegnante, non di una fortunata imprenditrice. In ogni caso, non si è dimenticata degli amici più stretti ai quali ha voluto lasciare in eredità gli altri suoi averi. Altri beni, tuttavia, Cecilia li aveva già donati in vita: per esempio un suo piano verticale era già stato ceduto, qualche tempo addietro, all’Accademia musicale “Città di Gorizia” di cui Cecilia era presidente ad honorem. L’altro pianoforte, invece, tramite testamento è stato lasciato all’associazione “Seghizzi”.

Il materiale musicale della signora Cecilia comprende poi alcune pagine autografe sue e di suo padre Augusto Cesare, oltre a spartiti e partiture di altri compositori. Ora sarà dunque compito dell’associazione presieduta da Italo Montiglio (la “Seghizzi”, appunto) conservarlo e valorizzarlo nel migliore dei modi. Ma che Cecilia lasciasse all’associazione di famiglia tale materiale non costituisce certo una sorpresa.

Per quanto riguarda il materiale pittorico, invece, la compositrice, acquarellista e didatta, ha lasciato soprattutto lavori suoi, appartenenti a differenti periodi. Sergio Tavano, oltre a essere suo amico, più volte ha avuto modo di scrivere della sua opera. Franch Marinotto, invece, ha, nella propria galleria di via Nizza (“La Bottega”) ospitato numerose mostre della signora Cecilia. “Eravamo in amicizia profonda – racconta Marinotto –. Ho estremo piacere di ricordarla: è sempre stata squisita. Già dal 1973 quando ho aperto la galleria, e all’epoca facevo ancora l’insegnante all’istituto d’arte goriziano, ho pensato a lei: le sue non sono state le prime mostre a “La Bottega”, ma sono arrivate subito dopo: con delle collettive e, poi, con delle personali. Le sue esposizioni, specie per le inaugurazioni, attiravano molto interesse, molta partecipazione. Quando ha compiuto cento anni, ha fatto una mostra da me, coronando un legame molto lungo, e, anche in quell’occasione, il vernissage si è rivelato una festa. Ora, comunque, dovrò vedere il materiale che mi ha lasciato, prima di poter pensare a qualsiasi iniziativa su di lei».

Nel redigere il testamento, Cecilia Seghizzi ha poi previsto un’asta di alcuni suoi lavori pittorici, non facenti parte del corpus che andrà a Tavano e Marinotto, il cui ricavato andrà a un’associazione che si occupa dei malati di sclerosi multipla. In ogni caso - a differenza di quanto talvolta può accadere in situazioni delicate come questa - la lettura del suo testamento non ha rivelato colpi di scena o verità, novità sconosciute agli amici e ai conoscenti più stretti di Cecilia Seghizzi. –



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