Il McDonald’s riapre dopo lo stop: “buttafuori” per i ragazzi sospetti

Il Mc Donald's riaperto (Bruni)

Ora c’è un addetto alla vigilanza: out chi è ritenuto vicino alle gang o ha comportamenti inopportuni

TRIESTE «Alt, tu non puoi entrare». Sabato sera, ore 21.45. Un ragazzino di 17 anni viene bloccato da un addetto alla vigilanza all’ingresso del McDonald’s di piazza Goldoni. È una nuova disposizione imposta dalla direzione del fast food ai dipendenti a partire dal weekend che si è appena concluso, dopo che il locale ha riaperto in seguito allo stop di una settimana imposto dal questore Giuseppe Petronzi con un provvedimento di sospensione della licenza.



Decisione arrivata dopo i casi di violenza e degrado che si sono verificati nelle settimane e nei mesi scorsi nel locale e nella zona esterna circostante, soprattutto l’area della Scala dei Giganti in cui si erano insediate bande etniche di giovani, molti dei quali minorenni, che cercavano di controllare il territorio. Gli episodi più drammatici: un accoltellamento avvenuto proprio sulla scala dei Giganti il 12 ottobre, per cui un 18enne è in carcere, e un episodio di bullismo avvenuto nei bagni del fast food.



L’esercizio della catena americana ha rialzato le serrande sabato 23 novembre e, approfittando della chiusura temporanea, è stato anche rinnovato in alcune sue parti: sono stati sostituiti cucina e display. Ma soprattutto, con la riapertura al pubblico la proprietà ha dato nuovi ordini: le gang di ragazzini che gravitavano da quelle parti, accusate di reati in alcuni casi molto gravi come tentato omicidio pluriaggravato, non sono ben accetti. I dipendenti del McDonald’s hanno ben presente le loro facce. Sanno riconoscerli. «Non facciamo più entrare i ragazzi protagonisti dei fatti di poco tempo fa – spiega il personale –, che comunque sono avvenuti soprattutto fuori dal locale. Ormai sappiamo fin troppo bene chi sono».



Sembra che, almeno nella prima giornata di riapertura, la chiusura abbia dato i suoi frutti: c’è stato un ricambio di clienti al McDonald’s. A confermarlo è chi lavora nel punto ristorazione. «Come primo impatto si vede un ricambio di gente – racconta un lavoratore –. Solo appena aperto abbiamo dovuto fermare qualche ragazzo “sospetto”. Ma nessuno ha reagito, hanno capito».



Il ragazzino di 17 anni che sabato sera non ha potuto accedere al locale, però, si lamenta con i suoi amici: «Ci sono certi ragazzi come me che non fanno entrare. Non capisco perché. Anche prima ho cercato di accedervi con una ragazza. Ma io non ho fatto mai nulla». Dice di non aver a che fare con le gang o la droga. «Ora ti fanno entrare in base al tuo aspetto: se hai qualcosa, secondo loro, che non va, o magari assomigli a qualcuno di sospetto, non entri» risponde un suo amico. «Noi siamo venuti solo per vedere come hanno ristrutturato il McDonald’s – spiega un altro coetaneo –, ma quasi quasi avrei preferito che rimanesse chiuso dopo quello che è successo. Mi dà fastidio che passiamo tutti per dei delinquenti, quando noi conosciamo solo di vista i protagonisti della vicenda».

«Per noi, fino a poco tempo fa, la routine era scuola-casa-McDonald’s, era il nostro punto di ritrovo. Ci facciamo i fatti nostri, stiamo alla larga da quei ragazzini violenti, tra noi e loro non c’è stato mai più di un “ciao”». «Io non bevo, non fumo, non faccio nulla, eppure adesso veniamo tutti classificati così. Dà fastidio» sottolinea un altro 17enne. «E dobbiamo dire che comunque – aggiunge – lo spaccio non è incominciato nella zona del McDonald’s. C ’è sempre stato: in stazione, in piazza Oberdan. Le cose si sanno perché si vedono alcuni stranieri che girano da queste parti, dove si fermano la maggior parte degli autobus». E tanto, commentano rassegnati, «durerà poco questa calma, basta qualche giorno e poi quei ragazzi torneranno qui, vedrete». –


 

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