Nell’ex Jugoslavia il parco auto più vecchio del continente europeo

Simbolica immagine di smog

In Serbia l’età media delle vetture in circolazione è di 16 anni, in Albania e Kosovo di 15. Il problema dell’inquinamento

BELGRADO. Non è insolito a Belgrado vedere un’automobile che improvvisamente si blocca mentre dal suo cofano escono puzzolenti zaffate di fumo. È la morte di una macchina in diretta, una macchina vecchia, anzi vecchissima rispetto alla media di quelle circolanti in Occidente, perché nei Balcani il parco delle automobili circolanti è il più vecchio d’Europa. È, quindi, il più inquinante.. In Serbia, il Paese che sta peggio da questo punto di vista, l’età media del parco circolante è di 16 anni con punte che nel sud e nell’est del Paese raggiungono i 20 anni di età. Si tratta per lo più di automobili che in Europa occidentale hanno già svolto la loro funzione e che vengono poi esportate in Serbia per il mercato di seconda mano, automobili di categoria Euro 3. La Serbia, ad esempio, è l’unico Paese europeo in cui si possono importare auto con prima immatricolazione nel 2000. L’anno scorso in Serbia sono state importate 143 mila vetture usate, mentre nel 2017 il numero è stato di 157 mila unità, mentre nei primi otto mesi di quest’anno la cifra tocca quota 103 mila di cui metà vecchie più di 14 anni. Stessa fotografia anche in altri Paesi balcanici: in Albania e in Kosovo l’età media del parco macchine è di 15 anni.

Il problema risiede nello scarso potere d’acquisto della popolazione. In Albania il salario medio mensile è di 342 euro, in Macedonia del Nord di 349 euro, in Serbia di 440 euro e in Kosovo di 498. È facile arguire che difficilmente crescerà il mercato delle automobili nuove i cui prezzi, in questi Paesi, sono uguali a quelli praticati in Occidente. Dunque l’unica soluzione è l’auto usata, ma il mercato “tira” per quei modelli in vendita dai mille ai duemila euro, quindi un usato non proprio sicuro e, soprattutto, non proprio ecologico.


Per capire il mercato balcanico basterà anche dire che fino alla cilindrata di 2.000 cc l’immatricolazione costa 150 euro (quasi la metà di uno stipendio medio mensile) mentre per le cilindrate superiore il costo sale alle stelle. Anche per questo nelle città di confine serbe circolano moltissime auto con la targa bulgara o rumena, a seconda della posizione geografica della residenza dell’acquirente. In Serbia poi la stragrande maggioranza delle automobili circolanti è diesel e la cura degli iniettori non è certo il primo problema dei proprietari, per cui una giornata nel centro di Belgrado equivale a farsi due passi in una sorta di galleria satura di Co2.

Da segnalare, infine, il fenomeno dell’acquisto di automobili usate molto vecchie e quasi non funzionanti le quali saranno accuratamente smontate e i cui pezzi finiranno sul mercato nero dei pezzi di ricambio ancora molto fiorente in Serbia. Per questo non è difficile imbattersi qui in veri e propri scheletri di automobili abbandonate ai lati di un marciapiede trasformato in discarica. Con buona pace di ecologisti e ambientalisti. —

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