Merkel sdogana la Croazia: «Entri in Schengen nel 2020»

Il cordiale saluto di Andrej Plenković ad Angela Merkel all’ingresso dei Banski dvori. jutarnji.hr

I maltrattamenti dei migranti? «Diversa la percezione tra chi vive al confine e chi nel cuore dell’Europa» spiega la cancelliera. Accordo su presidenza Ue

ZAGABRIA È stata la più “coccolata” a Zagabria tra gli ospiti del Congresso del Partito popolare europeo (Ppe) in corso nella capitale della Croazia. Il primo ministro e gran anfitrione della manifestazione, il premier Andrej Plenković le è stato vicinissimo dal momento in cui la cancelliera tedesca è scesa dalla scaletta dell’aereo. Sorrisi brevi abboccamenti che si sono poi concretizzati nell’incontro ufficiale di 40 minuti tra i due primi ministri. La presidenza del Consiglio dell'Ue, la cooperazione economica, Schengen, ma soprattutto la questione dei colloqui bloccati sull'allargamento dell'Unione con la Macedonia del Nord e l'Albania sono stati i temi principali di questo summit a quattr’occhi.



Il sostegno della cancelliera tedesca sulla questione dell’ingresso della Croazia nell’Area Schengen e la sua difesa del Paese ex jugoslavo dalle accuse di trattamento disumano nei confronti dei migranti alla frontiera hanno però preso il sopravvento sugli altri argomenti. Ai giornalisti tedeschi che hanno chiesto ad Angela Merkel se fosse normale per uno Stato membro così giovane (Croazia ndr.), che a loro avviso viola i diritti dei migranti alla frontiera, presiedere l'Unione (gennaio 2020 ndr.). Merkel ha risposto che non è lo stesso essere uno Stato nel cuore di Schengen oppure ai suoi confini.

«La prospettiva di un Paese che protegge le frontiere esterne dell'Unione europea è diversa da quella dei suoi membri nel cuore dello spazio Schengen - ha spiegato la cancelliera - l'Unione europea vive su prospettive diverse. Il punto di vista di un Paese che deve proteggere i suoi confini esterni sembra diverso dalla prospettiva di un Paese nel mezzo dello spazio europeo». Una chiara “protezione” della Croazia dalle accuse di trattamento disumano nei confronti dei migranti.



Merkel ha aggiunto che la Croazia, in quanto giovane Paese, potrebbe benissimo portare le sue esperienze, perché i negoziati per l’adesione sono ancora presenti nella sua memoria a differenza della Germania la cui adesione all'Unione europea risale a un lontano passato. «La Croazia ha fatto molto per creare i presupposti per l'adesione al processo di Schengen - ha ancora dichiarato in una sorta di vero e proprio affidavit - e la Commissione lo ha accolto con favore». Alla domanda sull'adesione della Croazia a Schengen, la Merkel ha risposto che la Croazia si era molto adoperata ed è per questo che la Commissione europea le ha dato una valutazione positiva e che ne avrebbe discusso durante la presidenza tedesca dell’Ue (secondo semestre 2020 ndr.).

La cancelliera ha riconosciuto duqnue alla Croazia tutto quello che ha fatto, ma ha anche sottolineato che l’ingresso in Schengen è anche una decisione politica e ha menzionato i casi di Bulgaria e Romania sedute oramai da sei anni davanti alla porta d’ingresso. «Il Parlamento tedesco non ne ha ancora discusso - ha concluso Merkel - ma attirerò l'attenzione su tutto ciò che è stato fatto. Durante la presidenza tedesca, ci sarà un dibattito su questo». Plenkovic, da parte sua, ha ribadito che non è realistico discutere la questione mentre la Croazia detiene la presidenza. Croazia che presiederà l'Unione nella prima metà del prossimo anno, e successivamente toccherà alla Germania, quindi i due Paesi stanno lavorando a stretto contatto con la Finlandia che detiene l'attuale presidenza, a temi che sicuramente segneranno il lavoro di Zagabria quali sono la Brexit, il bilancio dell'Ue e le migrazioni. La cancelliera tedesca ha dichiarato di appoggiare con tutto il cuore l'agenda croata per la presidenza.

La Croazia, dunque, incassa un appoggio molto “pesante”, a questo punto politico, per l’ingresso in Schengen. Se al suo fianco ci sarà il panzer tedesco alla Slovenia non resterà che esercitare il diritto di veto, visto il contenzioso ancora aperto sui confini marittimi e terrestri con Zagabria, e vista la contrarietà fin qui espressa anche dal governo di Lubiana.

Bisogna però avere il “coraggio” di alzare la mano e dire: «Io non ci sto». —


 

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